A Franco Fiorito, er Batman, accusato di aver utilizzato per fini personali oltre un milione di euro destinati al gruppo consiliare della Regione Lazio del Pdl, manca la politica. E però è anche preoccupato per le divisioni interne al suo partito. Le sue parole escono dal carcere di Regina Coeli, dov’è rinchiuso dal primo ottobre scorso per peculato, dopo un colloquio con Alfonso Papa, il deputato del Popolo delle Libertà tra i pochi parlamentari per i quali è stato dato l’ok dai colleghi per l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, perché coinvolto nell’inchiesta P4 (poi la Cassazione ha annullato l’ordine del tribunale).

Insomma, come scrive La Stampa, Fiorito ha detto a Papa: “Mi manca la politica. Sono preoccupato per le divisioni interne al Pdl e deluso per l’ipocrisia di chi mi accusa di essere impresentabile”. E il carcere è di una noia mortale, continua Fiorito, tanto che è costretto a non fare altro che a “guardare la televisione” e “a leggere”. Sono lontani i tempi delle feste e dello sfarzo raccontate dai giornali e dall’inchiesta. L’ex capogruppo del Pdl in Regione Lazio, peraltro, si trova da solo in una cella con tre letti a castello, dove sta scrivendo “due libri: uno riguarda la detenzione e l’altro è un retroscena della vita politica al consiglio regionale. Ne leggerete delle belle”. Tra le letture ci sono “tante lettere di solidarietà. Mi fanno una grande compagnia, io però non rispondo a nessuno: non per scortesia, ma perché considero un’onta scrivere dal carcere”.

Con un rosario al collo – “la croce è segno di espiazione ma anche di vittoria” – Fiorito racconta di aver vietato alla madre di andarlo a trovare. “Non voglio che mi veda in questo stato”, spiega. “Visibilmente dimagrito e un po’ “depresso”, riferisce Papa, Fiorito si è lamentato del cibo. “E’ quello che è, ma io non voglio comprare il fornello e le pentole come gli altri perché spero di uscire presto”, dichiara. “Meno male che i vicini di cella mi offrono piatti di pasta e merendine”.