Le elezioni si avvicinano, cominciano le grandi manovre. Il Pd, con i suoi alleati stretti, ha battuto il colpo delle primarie che non è andato a vuoto, tante persone hanno partecipato e scelto il leader, Bersani, dopo un aspro combattimento con lo sfidante, il giovane e astuto Renzi. La vittoria netta è stata però possibile per l’apporto sostanziale di voti, anche al secondo turno, di gran parte del 16% conquistato da Nichi Vendola al primo e dal circa 3% di Laura Puppato.  

Certo quello di Vendola è stato a conti fatti anche un “sacrificio”, nel senso che ha partecipato, quasi a “mani nude” a uno scontro dominato da due titani, uno dell’organizzazione di partito essendone il segretario, l’altro dal sostegno di un rassemblement di supporter mediatici e non solo, oltre che dalle sue indubbie doti di comunicatore televisivo; i contenuti programmatici enunciati dal leader di Sel, però potranno essere sostanzialmente disattesi da Bersani sulla base dei rapporti di forza nella coalizione, questo rischio è reale e incombente, non bisogna sottacerlo.

La vittoria di Bersani ha stabilizzato il Pd che si può preparare alle elezioni con una relativa maggiore tranquillità, anche se la mancata modifica della legge elettorale mantiene una riserva sull’esito finale delle elezioni, personalmente non credo che Berlusconi lasci che la coalizione di centrosinistra conquisti una larga maggioranza in Parlamento, come l’avevano loro per intenderci, quindi non è da escludere un colpo di mano finale, nonostante il centrodestra appaia veramente all’angolo.

Problemi di non poco conto il Pd può averli dalla conferma dei sondaggi delle liste Grillo che danno il M5S sempre intorno al 18-20%, anche se il modo in cui sta scegliendo i candidati sfiora il concorso “vinci una vacanza a Roma”, i contenuti programmatici sulla base dei quali saranno scelti i candidati non sono per nulla chiari; cionondimeno se i sondaggi non sono sballati, ci troveremo con 70/80 deputati di Grillo, selezionati abbondantemente nella cosiddetta società civile, con quale reale indirizzo politico (deciso da Beppe) lo sanno solo loro.

In questi mesi, sui temi economici e sociali si gioca una partita decisiva, la crisi incalza e sta colpendo la base produttiva e la vita di milioni di persone, la disoccupazione e la sottoccupazione erodono il risparmio delle famiglie. Il fiscal compact e il pareggio di bilancio (inserito in Costituzione) terrà le mani legate a qualsiasi governo, anche se non montiano; per uscire da questa gabbia è necessaria una forte azione di Governo, soprattutto fiscali, per cercare di rimettere in moto l’economia e dare ossigeno alle capacità di tenuta dei redditi delle famiglie, attraverso provvedimenti straordinari di sostegno alla ripresa occupazionale.

Rammento la legge 285 del 1977, cosiddetta di preavviamento al lavoro che impegnò mille miliardi (500 milioni di euro di oggi) per assunzioni con agevolazioni triennali nella pubblica amministrazione e abbattimento degli oneri riflessi sul costo del lavoro per imprese e cooperative; fu un provvedimento utile in quell’altra fase di stagnazione, susseguente la crisi petrolifera del 73; perché non pensare a provvedimenti simili oggi?

“Con quali soldi?” continuano a ripetere i ministri di Monti che usano solo le forbici, dimenticando che evasione fiscale e contributiva sottraggono un quarto delle entrate statali e che è necessario a questo punto che chi ha di più, metta la mano al portafoglio per sostenere il paese, la ricetta è chiara anche se non indolore: meno tasse sul lavoro e sugli investimenti produttivi, più tasse sui profitti, sulle rendite finanziarie e sui grandi patrimoni immobiliari.

Per fare questa politica (ammesso che il Pd la condivida e abbia il coraggio), l’attuale coalizione di centrosinistra, l’asse Pd-Vendola non è sufficiente, anche con un eventuale premio di maggioranza, occorre allargare l’area del voto a sinistra, non certo rivolgersi a Casini, perché altrimenti cade il presupposto delle scelte da compiere. I voti a sinistra del Pd possono essere maggiori di quelli che raccoglie ora Vendola, c’è un vasto elettorato sfiduciato, che non s’è mobilitato per le primarie perché non ci ha creduto e che può essere attratto da Grillo per la sua carica antipolitica.

L’astensionismo in Sicilia ha raggiunto il 51%, la maggioranza assoluta, è un elettorato che ha bisogno di risposte concrete ai suoi problemi e di scelte chiare, ecco perché è necessario costituire un’alleanza programmatica, un patto per il lavoro, che si allarghi ad altre forze della sinistra che insieme possa costituire un alleato forte, in grado di condizionare il PD nel perseguimento di una politica economica e sociale di giustizia e scelte coraggiose di cambiamento.

Non è la riedizione della tragica Lista Arcobaleno fatta di capi e capetti autonominatisi al di fuori di ogni criterio che non fosse la lottizzazione nei partitini; dovrebbe essere un’intesa dai chiari contenuti programmatici e politici, fondata sull’apporto di forze qualificate della cultura, della ricerca e dell’impegno sociale che esistono e possono essere messe in campo.

E’ ora di mettere da parte l’enfatica rappresentazione del “partito (o del movimento) del leader”   che ha fatto il suo tempo e non produce più effetti, non è un caso se oggi Bersani sente il bisogno di richiamarsi a un collettivo e preparare il partito a nuove primarie per scegliere anche i parlamentari.

Una sinistra seria e radicata nella società che si assume la responsabilità di contribuire a guidare il paese fuori dalla crisi con le altre forze della coalizione e che non subisca il diktat dell’alleato maggiore che nello stesso tempo traguardi le elezioni per strutturarsi nel Paese molto meglio di quanto abbia fatto finora.

Non si tratta d’imporre, ognuno dei protagonisti, la propria maglietta o il colore di successo, se mai costruire un’alleanza omogenea con tutte le sfumature del rosso, come si può osservare armonicamente con un buon spettrofotometro! Per realizzarla è necessario uno sguardo lungo, saper fare un passo indietro per compierne tutti due avanti, occorre capacità d’ascolto reciproca e sapersi misurare con il cambiamento, si può.