Non se lo aspettava nessuno, e per questo sono entrati indisturbati nella sede bolognese di Unicredit, sette piani di vetro, cemento e acciaio a  pochi passi dai grattacieli della Regione Emilia Romagna. A guardarli,  piuttosto preoccupati a dire il vero, solo i dipendenti del colosso bancario. Completamente colte di sorpresa invece le forze dell’ordine, che probabilmente si aspettavano una protesta che colpisse obiettivi più  istituzionali. “Invece siamo venuti qui, perché è qui che sta il vero potere”, spiega Angelo al megafono. Un blitz, quello a Unicredit, che ha portato un centinaio di manifestanti fin dentro il palazzone di sette piani di via del Lavoro. Lì hanno srotolato uno striscione di una ventina di metri: “In alto le lotte, no all’austerità”.

Gli altri, un migliaio di studenti tra universitari e medi guidati dai collettivi Cua e Cas, sono rimasti nel cortile ad aspettare le forze dell’ordine che si sono presentate dopo una decina di minuti e che, per alcuni istanti, si sono confrontante con i manifestanti. Da un parte una trentina di agenti in assetto anti sommossa, dall’altra caschi e scudi di cartone imbottiti con polistirolo.  E’ il “Merito Bloc”, come hanno deciso di chiamarlo, una sorta di riedizione di quel Book Bloc diventato famoso dopo le manifestazioni romane degli anni scorsi. Questa volta sugli scudi non titoli di libri famosi, ma “diplomi di lotta”: “Dottore in autogestione“, “Dottoressa in conflitto sociale”, “110 e lode nel smontare la casta e i baroni”. A spiegare il blitz ci pensa Luca al megafono: “Avevamo detto che avremmo colpito i palazzi del potere, eccone uno. A Bologna tutto passa da qui, i nostri soldi e le rette dell’Università. Ormai non abbiamo più niente da difendere, non il lavoro che non avremo, non l’istruzione che ormai è in rovina“. Nel massa anche qualche bandiera No Tav e uno striscione, poi appeso al palazzo: “Contro privatizzazioni e grandi opere, con i nostri soldi non pagherete le vostre speculazioni”

Per gli studenti una giornata di manifestazione iniziata di buon mattino. Alle 8 già la zona universitaria era bloccata dai picchetti. Per due ore nessuno ha potuto mettere piede nelle facoltà di lettere e di scienze della formazione in via Zamboni. “E’ il nostro modo di aderire allo sciopero”, spiegavano gli studenti in cordone di fronte alle porte a chi voleva entrare a tutti i costi. Poi il corteo, con gli studenti medi che si sono uniti agli universitari e insieme hanno prima bloccato i  viali e poi hanno puntato direttamente su Unicredit. Nel mezzo anche un passaggio sotto la sede della Cisl, già presa di mira nelle scorse settimane. Fischi, insulti e molti slogan. “Questo palazzo non serve più a nulla”, ha urlato qualcuno al megafono. Dopo il blitz in Unicredit il corteo è terminato in Piazza Maggiore, a pochi metri dal comizio della Fiom. Studenti dei collettivi e operai si sono guardati a distanza, ma  non si sono parlati.