Anche se continuano a definirla un’eccellenza, la sanità lombarda sta vivendo un momento di crisi profonda. Nelle strutture private accreditate infatti si annunciano 1.500 esuberi, mentre in quelle pubbliche sono a rischio più di tremila posti di lavoro a tempo determinato. Una situazione da addebitare in parte agli ultimi provvedimenti sulle spese sanitarie, imposti dal governo e dalla Regione. I tagli previsti per il 2013 sono infatti complessivamente pari a 300 milioni di euro. A questo deve aggiungersi il blocco dei fondi contrattuali nazionali per la contrattazione integrativa aziendale al dicembre 2011, con un taglio per il 2013 del 15 per cento alle risorse regionali per progetti per migliorare qualità ed efficienza di servizi e prestazioni, la revisione dei contratti di asl e ospedali con diminuzione delle prestazioni a cooperative che erogano servizi ausiliari, e il raggiungimento dei tetti di spesa, che ha portato al blocco delle prestazioni fino a fine anno in molte strutture pubbliche e private.

La denuncia di questa situazione arriva dai sindacati lombardi, che lo scorso 21 novembre sono stati in presidio davanti alla Regione Lombardia per manifestare le loro preoccupazioni, e che il 6 dicembre incontreranno l’assessore regionale alla Sanità, Mario Melazzini, per parlare di questo. “Chiederemo l’apertura di un tavolo permanente – spiega Alberto Villa, segretario regionale FP-Cgil Lombardia e responsabile sanità – e che la Regione dia delle garanzie per tutelare i posti di lavoro”.

Al momento, le situazioni più critiche, sul fronte privato, sono oltre a quella già nota del Sal Raffaele a Milano, dove c’é in ballo il licenziamento di 244 lavoratori del comparto, quella del gruppo Multimedica, che ha annunciato la cassa integrazione in deroga di 352 dipendenti per il personale amministrativo e tecnico all’ospedale di Castellanza (Varese) e il licenziamento, con la procedura di mobilità, di 230 lavoratori nei centri Irccs MultiMedica di Sesto S.Giovanni, ospedale di Limbiate, ospedale San Giuseppe, Polo Scientifico e Tecnologico e Centro ambulatoriale a Milano. “Nei prossimi mesi non escludiamo inoltre altri problemi ed esuberi in strutture dove già ora – continua Villa – i dipendenti sono stati costretti alle ferie forzate, perché sono stati raggiunti i tetti di spesa del 2012, come l’istituto Palazzolo di Bergamo che ha chiuso le sale operatorie”. Sul fronte pubblico invece, per via delle ultime delibere, sono a rischio, secondo i sindacati, tremila posti di lavoro a tempo determinato di lavoratori precari che garantiscono servizi, come il pronto soccorso, e occupano posti della pianta organica delle strutture.

Ma viene da chiedersi se tutte queste difficoltà che stanno colpendo la sanità lombarda siano solo il frutto dei tagli, o se non ci sia stato, nel caso delle strutture private, qualche ‘problema’ di gestione. “In questi anni non abbiamo avuto la possibilità di accedere ai bilanci degli ospedali privati accreditati – sottolinea Villa – e quindi non siamo in grado di capire chi sta affrontando realmente una situazione di crisi, e chi invece se ne serve come pretesto per sfoltire i propri organici. Vi sono privati che in questi anni hanno lavorato con i requisiti di accreditamento al minimo, e in alcuni casi hanno esternalizzato i servizi a cooperative esterne”. C’é anche da dire che negli anni passati il sistema sanitario lombardo é stato sovradimensionato, secondo la Cgil, e che nel giro di 10 anni si sono tagliati più posti letto nel pubblico che nel privato. I dati presentati dal sindacato parlano chiaro: tra il 2000 e 2010 il taglio medio dei posti regionali é stato del 16 per cento, ma nel pubblico é stato del 28 per cento, mentre nel privato solo del 7 per cento. Senza parlare poi dei posti letto per la riabilitazione in lungodegenza, calati del 2 per cento nel pubblico, e aumentati del 76 per cento nel privato. L’assessore lombardo, dal canto suo, ha assicurato che “c’é tutta la volontà di salvare questi posti di lavoro, ma scendendo nel contesto di ogni singola azienda ospedaliera, per garantire quanto fatto e offerto finora dalla regione”. Resta da vedere come andrà. Ma le parole del ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, sul fatto che non é possibile pensare a una stabilizzazione di massa per i precari della pubblica amministrazione, di cui 115mila nella sanità, non fanno presagire nulla di buono.