Abbiamo tutti apprezzato lo stile con cui Matteo Renzi ha ammesso la sconfitta e si è congratulato con il vincitore Bersani, la professione di lealtà, il messaggio ai ‘suoi’ militanti di stampo giovanneo-kennediano (“andate a casa e siate orgogliosi”).
Meno comprensibile è la ritirata improvvisa, il mesto rientro a casa, anche se “tornare a fare il sindaco di Firenze 24 ore su 24” è impegno gravoso e di grande visibilità politica. Ma allora, viene da chiedersi, tutto questo ambaradam a cosa è servito, se dopo aver annunciato per mesi, su e giù per la Penisola, “cambieremo l’Italia”, Renzi non riesce neppure a cambiare la sua immagine di “ragazzetto ambizioso” (di cui ora si pente) sforzandosi di guardare oltre il suo orizzonte personale? Superata la comprensibile amarezza, lo sfidante dovrebbe considerare quel milione tondo di persone che gli hanno dato fiducia. Per cosa dunque? Per sentirsi liquidare con un “grazie, è stato bello” o farsi ripetere, in puro politichese, che adesso lui “darà una mano” o farà la “risorsa” del centrosinistra? Ingaggiare una vera battaglia politica d’opposizione dentro il Pd non significa accontentarsi del premio di consolazione o ritagliarsi una “correntina”. Vuol dire dare seguito, per esempio, alle proposte sul lavoro o sulla crescita o sui costi della politica, alternative a quelle di Bersani. E poi Renzi non si fidi troppo dei suoi 38 anni e del tempo per le rivincite che certo non gli manca. La politica ci mette poco a dimenticare. O peggio a ricordare Renzi come quello che voleva rottamare D’Alema e non ci riuscì.

Un problema che riguarda anche il vincitore (gli altri due problemi che ha si chiamano Monti e Grillo). Dopo la festa e le passerelle televisive, vedremo se Bersani sarà costretto a pagare qualche conto al sinedrio dei dinosauri e dei capicorrente che lo hanno sostenuto nella cavalcata finale. Per ora dice di voler concedere “spazio e occasioni ai giovani”. Speriamo non siano solo parole di circostanza per lasciare tutto come prima.

La terza domanda al Pd e al centrosinistra riguarda le primarie per tutti. Farle diventare cioè obbligatorie per scegliere i candidati della coalizione alle elezioni del 2013. Se resterà il Porcellum, sarà l’unico modo per scardinare la casta dei nominati. In caso contrario, la “grande festa democratica” di questi giorni diventerà una grande presa in giro. Bersani e Renzi, gli elettori vi guardano.

Il Fatto Quotidiano, 4 Dicembre 2012