La Puglia taglia ma non troppo. Solo venerdì scorso, infatti, la Regione aveva approvato un disegno di legge sulla riduzione dei costi della politica che prevedeva, tra le altre cose, una sforbiciata agli stipendi dei membri del Consiglio, l’abolizione di vitalizi e assegni di fine mandato e la revoca di ogni compenso ai condannati in via definitiva. “Un risparmio complessivo di 4 milioni e 800 mila euro all’anno”, aveva annunciato con soddisfazione il presidente del Consiglio Regionale, Onofrio Introna. Ora, però, arriva la denuncia di alcuni attivisti del Movimento 5 Stelle: “E’ solo fumo negli occhi: hanno fatto il minimo indispensabile per ottemperare alle direttive del Governo. E così hanno evitato i tagli più consistenti che chiedevamo noi e migliaia di cittadini pugliesi”.

Stamattina, infatti, il Consiglio Regionale ha bocciato un disegno di legge di iniziativa popolare – promosso dal M5S e portata in consiglio con oltre 19 mila firme – avente sempre come oggetto il trattamento economico dei consiglieri. La proposta è stata respinta perché “molti dei punti sono contenuti nella legge approvata il 30 novembre”, alla luce di cui “il testo non è più coerente”, come recita il comunicato diffuso dalla Regione. Peccato, però, che fra i due documenti ci fosse più d’una differenza significativa. A partire dalla definizione degli stipendi dei consiglieri: con il disegno di legge approvato sono stati ridotti a 11.100 euro, di cui 7 mila di indennità di carica al lordo e 4.100 di spese di esercizio di mandato esentasse; al netto, circa 8 mila euro al mese. La proposta di legge di iniziativa popolare, invece, prevedeva un taglio tout-court del 50% di tutti gli emolumenti, che avrebbe portato ad uno stipendio mensile non superiore ai 4.500 euro.

“La nostra proposta avrebbe garantito un risparmio di oltre 9 milioni di euro all’anno, a fronte dei 4,8 previsti dalla loro. Basta confrontare questi numeri per capire ciò che è avvenuto”, spiega a ilfattoquotidiano.it Paolo Mariani, membro del M5S e primo firmatario del disegno di legge respinto. “Abbiamo depositato il testo più di 4 mesi fa: non è mai stato calendarizzato perché faceva paura. E quando sono stati costretti a portarlo in Consiglio perché i termini erano scaduti, hanno rimandato il più possibile, in modo da potersi fare una loro legge, più favorevole”.

Il ddl promosso dal M5S prevedeva, infatti, anche la revoca della diaria in caso di troppe assenze ingiustificate; l’erogazione dei rimborsi di trasporto solo in base agli spostamenti documentati; nonché la sospensione di ogni emolumento per i consiglieri sottoposti a misure cautelari. Tutte misure che nella legge approvata non compaiono. E su cui Mariani avanza anche dubbi di correttezza: “Il decreto governativo stabilisce che il vitalizio possa essere erogato ai consiglieri in carica in questa legislatura (gli ultimi ad averne diritto, nda) solo dopo i 67 anni e con almeno 10 anni di mandato alle spalle. Di queste clausole non abbiamo trovato traccia nel testo. Sarebbe gravissimo se a causa dell’incompetenza dei politici la nostra Regione dovesse andare incontro alle pesanti sanzioni previste in caso di inottemperanza”.

Intanto la Regione Puglia prosegue nella sua opera di riforma: dopo aver approvato la legge sui tagli ai costi della politica venerdì scorso, oggi è stata sancita la riduzione del numero dei consiglieri regionali da 70 a 50. “Non siamo mai stati meno casta di oggi”, ha commentato Introna. Vero. Ma stando all’opinione degli attivisti del M5S (e dei 19.268 cittadini pugliesi che avevano firmato il disegno di legge respinto) forse si poteva fare qualcosa in più.