Due film di giovani cineasti italiani che con discrezione ma senza reticenze portano la loro macchina da presa all’interno di due istituti di pena del nostro paese, raccontandone storie, miserie e nobiltà. Un doppio appuntamento lunedì 3 dicembre al Cinema Lumière: Germano Maccioni con I giorni scontati si sposta dalle aule di tribunale dello Stato di eccezione agli angusti ambienti della casa circondariale di Lodi (qui l’intervista al fattoquotidiano.it), un carcere modello nel panorama italiano. Suo compagno di viaggio è Francesco Maisto, presidente del Tribunale di sorveglianza di Bologna, che incontrerà il pubblico assieme a Maccioni al termine della proiezione delle ore 20.30.

Alle ore 22.15, è invece in programma Il gemello, ultimo film di Vincenzo Marra che con una troupe ridotta all’osso racconta senza filtri, finzioni o copione la vita nel carcere di Secondigliano, concentrandosi in particolare sulle figure di un carismatico galeotto in cerca di riscatto e di una guardia che si batte per introdurre condizioni di vita migliori dietro le sbarre.

I giorni scontati è interamente girato nel 2011 presso la Casa circondariale di Lodi. “Fui contattato direttamente dalla direttrice dell’istituto Stefania Mussio – racconta il regista Germano Maccioni – che aveva visto il mio Lo stato di eccezione insieme a Silvia Buzzelli, docente di diritto penale internazionale all’Università Bicocca di Milano. Devo ringraziarla per avermi dato pressoché carta bianca all’interno del carcere”.

“Diamo per scontata l’esistenza delle prigioni, ma non vogliamo affrontare le realtà che producono e le condizioni di coloro che le vivono – continua Maccioni –. Siccome sarebbe troppo penoso accettare l’eventualità che capitasse a noi stessi, tendiamo a considerare il carcere come qualcosa di avulso dalla nostra vita, una sorte riservata ad altri, un luogo ideologico per generici individui indesiderabili. Il che ci solleva dalla responsabilità di riflettere sulle problematiche concrete che affliggono i funzionamenti di tali strutture. Riflettere su questa presenza-assenza significa iniziare a riconoscerne i paradossi”.