Pesche di PratoLa “Libertà è partecipazione” fu la conclusione del mio tema di maturità, il cui titolo ci chiedeva di riflettere sul Canto degl’Ignavi. Avevo subìto quell’anno il fascino di Gaber, visto e ascoltato al Teatro della Pergola della mia città, dove per pochissimi spiccioli potevamo vedere di tutto e di più. Immortali nella mia anima, e faccio solo due esempi: la Vita di Galileo di B.B. con il gigantesco Tino Buazzelli, e a seguire Madre Courage con Lina Volonghi.

Si dice il destino, oggi che mi ritrovo ad entrare tutti i giorni nella cucina di un teatro

Lì, come in altre occasioni domenicali, dove con la tessera Alfa 66 entravamo alle dieci del mattino a vedere il cinema del mondo, avveniva la mia formazione
Nel mentre, la professoressa De Martino si infuriava con me che non ascoltavo i suoi sproloqui su un’idea di mondo che io non potevo intendere. Era monarchica dichiarata.Durante l’anno scolastico ogni qualvolta che venivo interrogato in geografia, io rispondevo provocatoriamente “sì bene, ma parlerò soltanto della grande Repubblica Popolare Cinese”.
Tutta la classe rideva e la De Martino, accettando la sfida, mi metteva davanti ad una mappa bianca costringendomi ad esercizio mnemonico del cui successo andai orgoglioso per molti mesi. Quante vie imperscrutabili ha la formazione? Infinite. 

E ancora ignaro di questo, fu facile in quell’esame di fine liceo sostenere il paragone fra Dante e il Sig.G. Nell’animosa discussione che seguì, qualcuno della commissione disse in tono sprezzante “Al massimo lei, Picchi, potrà aprire un ristorante”. Avevo sostenuto che in casa mia si partecipava tutte le sere a una cena che terminava in lunghe e bellissime discussioni. Alle volte si dice, la preveggenza…

Mi salvai da quella bocciatura presentando una tesina su Montale e i suoi Ossi di Seppia, e pochi sanno che prima di scegliere il nome che ancora ha il mio ristorante, per qualche ora provai, ventiquattrenne, a pensare di doverlo chiamare, per riconoscenza, come quella bellissima raccolta di poesie.

Da quell’esame, niente mi toglie di testa che la Libertà è partecipare
Poi, ognuno secondo coscienza, dopo aver comprato un vassoio di paste domenicali, faccia quel che è bene fare.

Io ad esempio domani, dopo aver votato, comprerò un vassoio di bignè allo zabaione, ne vado pazzo. Ma forse faccio una corsa a Prato, in via Giuseppe Garibaldi 25, dove c’è il più grande pasticcere del mondo che fa delle finte vere pesche, intrise di Archermes, che possono, una volta morse, cambiare il destino di un uomo. Non siete d’accordo? E che paste dolci mangiate?