“Dimentica i carabinieri… sindaco, Longo e company non li devi denunciare … ci siamo intesi, se no ci vediamo di nuovo”. Si chiudeva con queste parole, secondo gli atti d’accusa, l’aggressione all’imprenditore filmata dalle videocamere di sorveglianza. Ed è proprio da quest’aggressione che ha inizio l’inchiesta – condotta dalla procura di Bari e dalla Guardia di Finanza – che oggi ha portato all’arresto di dodici persone, tra cui l’attuale sindaco Domenico Gatti (Pd) e l’ex primo cittadino di Modugno. Le immagini mostrano la rapina a mano armata subita da un imprenditore edile il 22 settembre 2010 nel garage della propria abitazione. Nell’ordinanza d’arresto si legge che l’imprenditore ha “corrisposto agli amministratori comunali ovvero a persone a esse vicine, oltre 500mila euro, a titolo di tangente, per ottenere le necessarie autorizzazioni da parte degli uffici competenti, altrimenti negate per ragioni motivate o artificiose”. E ancora: “A seguito dell’incrinarsi dei rapporti con alcuni degli amministratori pubblici percettori di tali “tangenti”, dovuto al rifiuto di assecondare ulteriori loro esose richieste, si era verificata una fase di stallo dell’attività lavorativa di quest’ultimo”. I dodici arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione e contro il patrimonio in materia edilizia. Parliamo dell’attuale sindaco di Modugno, Domenico Gatti, dell’ex primo cittadino Giuseppe Rana, dei consiglieri comunali Vito Carlo Liberio, Saverio Pascazio Saverio e Giuseppe Vasile, più i dirigenti e funzionari dell’ufficio tecnico Giuseppe Capriulo, Emilio Petraroli, Sergio Nicola Maiorano, Vincenzo Alfonzi e Francesco Loiacono. Il sindaco Pd di Modugno, Domenico Gatti, è accusato di concussione. L’inchiesta s’è concentrata sulle concessioni edilizie rilasciate secondo l’accusa, a partire dal 2003, in cambio – oltre che di tangenti – anche imponendo consulenze e favori. Oltre agli arresti, i finanzieri del nucleo tributario, guidato dal colonnello Antonio Quintavalle, hanno disposto il sequestro di beni immobili, quote societarie e disponibilità finanziarie per 2,5 milioni di euro  di Antonio Massari