La partita che si sta giocando a Taranto è di una gravità inaudita: l’indipendenza del potere giudiziario dal potere politico è stata di fatto minata dal decreto che il governo ha frettolosamente approvato pur di non far fermare gli impianti e non adempiere alle richieste della Magistratura. Magistratura che sembra essere rimasto l’unico baluardo in difesa  di un diritto fondamentale e costituzionalmente riconosciuto quale quello alla salute. 

Se poi a questa vicenda colleghiamo le recenti parole di Monti circa l’insostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale c’è davvero di che preoccuparsi perché sembrano azzerati decenni di conquiste sul fronte della sicurezza sociale e della tutela salute e messe in discussione le finalità stesse del SSN, individuate senza alcuna ambiguità all’art.2 che indica come obiettivi del SSN “la promozione e la salvaguardia della salubrità e dell’igiene dell’ambiente naturale di vita e di lavoro” . 

Il vecchio proverbio “prevenire è meglio che curare”  rimane purtroppo solo un retaggio di buon senso, ma anche tralasciando il carico umano di sofferenze e lutti e volendo valutare le cose sul piano del solo versante economico, mi chiedo come si possa sempre e solo tenere in considerazione l’aspetto economico/occupazionale e mai il costo economico e sociale delle patologie correlate all’ inquinamento causato dall’Ilva e così chiaramente quantificate dalle perizie dei CTU. Ricordo che , come comparso su Avvenire il 15 maggio scorso, il costo per cure ed assistenza dei soli malati di cancro è ogni anno in Italia valutabile in 36,4 miliardi di euro ! 

Credo che davvero siano in gioco valori e “punti fermi”  che non possiamo smarrire  e fra le tante dichiarazioni e comunicati che sulla vicenda di Taranto si leggono, permettetemi di riportarvi per esteso quello di Medicina Democratica, associazione alla quale mi onoro di appartenere e che per chiarezza ed incisività mi sembra esemplare.

Rispetto per le decisioni della magistratura, intervento dello Stato per la bonifica, il risanamento e per produzioni compatibili con l’ambiente e la salute a Taranto

Medicina Democratica, innanzitutto, si stringe nella solidarietà con le vittime dell’evento meteorico che mercoledì ha colpito Taranto ed in particolare alla famiglia del lavoratore Francesco Zaccaria.

Medicina Democratica, nell’ambito della separazione dei poteri chiede il rigoroso rispetto dei deliberati della Magistratura tarantina, ovvero del Giudice Dr.ssa Patrizia Todisco, deliberati che Medicina Democratica condivide e che non possono e non devono essere messi in discussione attraverso la promulgazione di uno strumentale decreto governativo, che trova il plauso peloso da parte di chi per decenni ha girato la testa dall’altra parte (sindacati, enti locali, regione, asl ed enti pubblici preposti ai controlli e alla tutela della salute, della sicurezza, dell’igiene del lavoro e della protezione dell’ambiente).

Medicina Democratica ribadisce, ancora una volta, che la vita e la salute non sono merci e vanno sempre e comunque difese, pertanto ogni altro interesse economico, sociale, o di altra natura che confligge con esse deve cedere il passo (artt. 32 e 41 della Costituzione della Repubblica Italiana).

Le recenti e ulteriori iniziative della magistratura di Taranto che hanno esteso le aree produttive Ilva sotto sequestro come pure le nuove emergenze investigative hanno chiarito ancor più la condizione attuale di impossibilità di garantire una produzione e un lavoro socialmente utili in presenza di una intollerabile nocività dentro e fuori la fabbrica.

A contrasto dell’azione giudiziaria viene invocato da più parti il contenuto della “nuova Autorizzazione integrata ambientale” che modifica parzialmente la previgente autorizzazione ministeriale rilasciata nell’agosto 2011. Questa nuova e parziale AIA (come pure quella precedente) è tardiva, insufficiente nei contenuti e dilaziona ulteriormente gli interventi pur urgenti condizionandoli a ulteriori “studi” da parte di Ilva, come già illustrato nelle note presentate dalle associazioni, tra cui Medicina Democratica, il 18.10.2012 alla Conferenza dei Servizi presso il Ministero dell’Ambiente.

Il contenuto della AIA è stato, come dichiarato in calce alla stessa, praticamente scritto dal gestore (come molti atti emessi in passato dagli enti preposti) e accolto con limitate modifiche dalla Commissione ministeriale.

Questi ritardi sono costati e costano vite, dei residenti e dei lavoratori (anche le dinamiche degli infortuni più recenti mostrano lo spregio delle prescrizioni normative in materia di sicurezza sul lavoro anche connesse con accordi sindacali che hanno ridotto sensibilmente le tutele operative e l’occupazione, riducendo il personale fino alla totale solitudine in ambiti estremamente pericolosi).

Per quanto sopra  l’annunciato decreto governativo che “impone” una AIA con tali caratteristiche è in contrasto con la separazione dei poteri e con i provvedimenti della Magistratura, inoltre non garantisce il necessario e drastico “cambio di registro”.

L’intervento, comunque necessario, del Governo deve essere in grado di far imboccare una direzione che riduca drasticamente gli impatti ambientali (e conseguentemente sanitari) delle produzioni di Ilva (e delle altre aziende a elevato impatto nelle vicinanze) in tempi certi e ridotti, garantendo l’occupazione ovvero il reddito dei lavoratori fino al completamente degli interventi (che non dovranno riguardare esclusivamente l’area Ilva e le aree industriali ma anche le aree urbanizzate limitrofe).

In particolare riteniamo che l’intervento governativo deve avere quale finalità:

1)  L’attuazione di quanto la Magistratura ha stabilito in tempi ridotti e certi (l’attuazione delle prescrizioni della AIA, comunque da rivedere profondamente nei contenuti e nei tempi, dovrà essere distinto);

2)  La garanzia che nessun lavoratore deve essere licenziato o posto in CIG; oltre all’impiego nelle attività di risanamento e di bonifica, dovranno trovare posto in nuove attività e produzioni rispettose dei principi costituzionali di tutela della salute e dell’ambiente;

3)  i costi delle bonifiche dovranno essere a carico della proprietà di Ilva come pure delle altre imprese inquinanti presenti nell’area;

4)  assicurare tutti gli interventi necessari al di fuori del perimetro delle aziende a tutela dei residenti compresi l’assistenza sanitaria, diagnostica, di cura e riabilitazione;

5)  il danno sanitario dovuto all’inquinamento causato da Ilva e dalle altre imprese dell’area dovrà essere risarcito nell’ambito dei procedimenti giudiziari in corso;

6)  tutti gli interventi da definire dovranno essere costantemente monitorati garantendo la attiva e diretta partecipazione e potere decisionale da parte delle popolazioni auto organizzate (associazioni, comitati, movimenti che hanno difeso e difendono i diritti alla salute e all’ambiente salubre).

Per Medicina Democratica
Il Vicepresidente – Marco Caldiroli