Da quando sono entrata al Parlamento Europeo, insieme a numerosi comitati sparsi per il territorio, ho combattuto diverse battaglie contro le ‘grandi opere inutili’ in Italia. Si tratta di tutti quegli interventi infrastrutturali che sono espressione di una concezione ‘cementizia’ e ‘pesante’ dell’economia di un Paese, a scapito di salute e diritti dei cittadini, dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile dei nostri territori.

Tav, Ponte sullo Stretto, inceneritori e rigassificatori – tanto per citare le più significative – sono tutte opere che non stanno sul mercato e che per questo motivo vengono ‘foraggiate’ dal settore pubblico con miopia e malafede, senza puntare all’obiettivo – che potrebbe essere raggiunto efficacemente con vie alternative, senza impatti socio-ambientali negativi e con un incredibile risparmio di risorse finanziarie dei cittadini – ma agli interessi economici di gruppi di potere che ‘ingrassano’ con la peggiore classe dirigente e politica. Per screditare chi si batte in questa direzione si dice che siamo contro tutto, che abbiamo la sindrome “Nimby”, che siamo degli estremisti. Sono convinta che chi si batte per queste cause – nelle sedi istituzionali e soprattutto nei territori – sia solo una persona che pensa in maniera coscienziosa al presente e al futuro.

Oggi ho ricevuto una bella notizia in tal senso: dopo diverse mie interrogazioni parlamentari – fatte in collaborazione e a sostegno di comitati locali – il 31 ottobre scorso l’Autorità per l’energia elettrica e per il gas ha sospeso una sua precedente delibera che garantisce ai proprietari dei rigassificatori in costruzione profitti per 20 anni – lo chiamano ‘fattore di garanzia’ -, a prescindere dall’effettiva attività svolta. Tutto ovviamente a carico dei cittadini, in assenza di un piano energetico coerente con la vocazione del nostro Paese e senza tenere in considerazione i rischi connessi a questi impianti.

Come si legge nella delibera tale sospensione viene assunta in via prudenziale in virtù del fatto che la Commissione Europea, sollecitata per ben tre volte da mie circostanziate interrogazioni sull’argomento, ha aperto una procedura di informazione che ha indotto l’Italia a sospendere questo regime di ‘presunti’ (e illegittimi) aiuti di Stato. Questa decisione sta inducendo tutte le multinazionali che contavano sui soldi dei cittadini italiani per i loro bilanci dei prossimi vent’anni ad abbandonare i progetti sparsi per l’Italia che erano approvati e pronti per essere avviati.

Dal Parlamento Europeo siamo dunque ad oggi riusciti a bloccare questo meccanismo infernale che collegava le tasche dei cittadini a quelle di multinazionali e “prenditori” pubblici. Continueremo a monitorare la situazione affinché quello che è uscito dalla porta non rientri dalla finestra.