Nell’anno del Bicentenario verdiano il Teatro Regio di Parma rischia di chiudere. Lo ammette senza mezzi termini il neo-amministratore esecutivo Carlo Fontana, che da quasi due mesi, su nomina del sindaco Federico Pizzarotti, ha preso le redini del tempio cittadino della lirica ridotto al lastrico dalle passate gestioni. “Il Regio è in una situazione di estrema gravità, se Parma non si stringe solidale intorno al teatro, saranno vanificati tutti gli sforzi per risanarlo”.

Il grido di allarme arriva alla vigilia della presentazione della stagione del 2013 ed è rivolto in particolare ai privati che uno dopo l’altro si sono sfilati dalla Fondazione Teatro Regio dopo l’inizio dell’era Movimento 5 Stelle in città. Dopo Fondazione Cariparma, anche Camera di Commercio e Fondazione Monte di Parma avevano fatto retromarcia dalla compagine dei soci fondatori, lasciando il Comune da solo, pur garantendo il proprio sostegno finanziario alle attività del teatro. Ma ora neppure questo è così certo.

Il calendario per celebrare il Cigno di Busseto è pronto, così come il piano di risanamento per il teatro che negli ultimi anni ha registrato perdite importanti. Ma senza soldi non si va da nessuna parte e i rubinetti pubblici e privati per il Regio si stanno chiudendo. In particolare, fondamentale risulta il contributo di Fondazione Cariparma, che lo scorso anno ha erogato al Regio 1,8 milioni di euro, ma che proprio alcuni giorni fa ha reso noto che per il 2013 dimezzerà i fondi messi a disposizione delle realtà cittadine, offrendo alla collettività solo 8,2 milioni di euro a fronte dei 18 milioni dell’anno precedente. Il che significa anche meno finanziamenti per il teatro. “Se così fosse – dichiara Fontana – sarà difficile andare avanti, perché a fronte di una riduzione sensibile dei contributi della Fondazione il teatro non potrà continuare a vivere”.

In una commissione sullo stato della Fondazione Teatro Regio, di cui socio fondatore è rimasto solo il Comune di Parma, Fontana e il consulente Luigi Ferrari hanno illustrato la situazione finanziaria del teatro cittadino, che ad oggi ha un patrimonio netto in negativo di 1,932 milioni di euro. Un deficit che nasce, secondo l’analisi dei nuovi amministratori, dalla gestione degli anni passati e dalla sovrastimata attesa di contributi pubblici per il Festival Verdi, che dopo i primi anni del 2000 sono diventati via via più esigui. “Nonostante questo – ha spiegato Fontana – si programmava e si pianificava su flussi di contributi non certi, e il Cda approvava spese che non avevano un sostegno documentale”.

Così, anno dopo anno, dal 2007 il disavanzo si è presentato puntuale e nel 2012 ha toccato i 400mila euro. La causa è perlopiù da imputare a contributi attesi “come Godot” che non sono mai arrivati, ma anche alla riduzione, a partire dal 2008, dei finanziamenti alla Fondazione da parte dei soci fondatori e delle fondazioni bancarie. Le perdite pregresse non ripianate e il continuo indebitamento con le banche per far fronte agli investimenti hanno fatto il resto. E ora, quello che rimane della Fondazione Regio, è un debito verso i fornitori pari a quasi i due terzi del fatturato annuo del teatro e una perdita di esercizio che nel 2011 è stata di 2,240 milioni di euro. “Non c’è liquidità per far fronte alla situazione – ha spiegato Ferrari – la marea di richieste creditorie che abbiamo potrebbe mettere in ginocchio qualunque azienda”.

Per salvare il Regio c’è un piano quadriennale che però rischia di crollare se solo uno dei potenziali finanziatori, tra cui Fondazione Cariparma e il Comune di Parma (che si è impegnato a versare 3 milioni di euro annui) dovesse voltare le spalle. La macchina del Regio è pronta a ripartire, per il 2013 c’è un cartellone di opere dedicate a Verdi e la stagione di danza, c’è il piano di stabilizzazione dei precari storici, da sempre argomento scottante per la Fondazione, e la selezione pubblica di oltre mille candidati per una nuova orchestra che sostituisca quella liquidata del Regio, con cui è in corso un contenzioso perfino per l’utilizzo del nome, e poi ancora ci sono progetti di condivisione con le scuole e l’università.

E soprattutto, c’è un piano di rientro con riduzione dei costi fissi, pagamenti dilazionati dei fornitori e copertura finanziaria da parte degli istituti di credito. Ma tutto questo solo a una condizione: che ci sia qualcuno disposto a mettere i soldi nel teatro. “Chi ama, sostiene”, era stato scritto dalla nuova amministrazione Cinque stelle sulle locandine del Regio all’indomani del Festival Verdi 2012, che ha portato un incasso di 800mila euro a fronte di una spesa di 1,4 milioni. Un appello che all’indomani del Bicentenario verdiano si allarga a tutta la città, che ora come non mai rischia di arrivare al 2013 senza un teatro in cui celebrare maestro.