Se si voleva una riprova della continuità del governo Monti con il precedente sul mancato rispetto della magistratura e dei principi costituzionali, ce l’ha servita il ministro dell’ambiente Clini sul “caso Ilva“.

Dopo la premessa d’obbligo “io non ho mai attaccato i magistrati” e l’indignazione per le dichiarazioni di dirigenti che lo hanno definito “uomo dell’Ilva” Corrado Clini ha sciorinato ancora una volta la tiritera burocratica: “dal marzo 2012 quando ho riaperto la procedura per l’AIA [Autorizzazione Integrata Ambientale] ho sempre richiamato il rispetto per la legge che prevede sia il ministro dell’ambiente a stabilire le modalità con le quali un impianto industriale debba essere esercito in modo da salvaguardare la salute e l’ambiente”.

Infine la constatazione apparentemente scontata ma che suona come una sarcastica battuta involontaria“non c’è bisogno della magistratura quando le amministrazioni fanno il loro dovere”.  

Ancora una volta, ma se possibile in modo ancora più grave e drammatico, la questione della cosiddetta “supplenza” della magistratura fa irruzione a sproposito nelle parole inadeguate e pericolose  non solo di politicanti alla disperata  ricerca di voti ma anche dei ministri cosiddetti “tecnici”. Fin dal primo provvedimento di sequestro della magistratura si erano levati i richiami “politici” ai magistrati affinché non oltrepassassero “il limite”.

Francesco Boccia, coordinatore delle politiche economiche del Pd e già antagonista di Vendola alle primarie pugliesi, dove si tirava dietro come sponsor l’allora solo indagato Sandro Frisullo, il 2 agosto scorso dichiarava che era inammissibile imporre la chiusura dell’Ilva e che si sarebbe aspettato un atto responsabile da parte della magistratura e cioè che “si fosse fermata prima, uno stop prima del sequestro.”

Anzi auspicava che il governo nella persona del ministro Clini intervenisse in modo muscolare con un decreto legge “straordinario, eccezionale” quanto la situazione lo richiedeva, per attribuirsi una delega temporanea che di fatto, al di là delle chiacchiere, bypassasse la decisione del gip, peraltro confermata nei passaggi successivi.  

Quando perciò il ministro, pur dichiarando che non solleverà conflitto di attribuzione contro i magistrati tarantini, li attacca frontalmente accusandoli non tanto implicitamente di favorire interessi stranieri e di imporre una chiusura che affossa l’industria italiana mentre “non salva la vita di nessuno”, ha delle salde pezze d’appoggio nella compagine che lo sostiene e non solo tra le file berlusconiane.

D’altronde come venissero trattati anche “a sinistra” quelli che si mettevano “di traverso” è emerso dalle intercettazioni e dalle conclusioni dell’ordinanza del gip Patrizia Todisco con cui è stata disposta la custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere e disastro ambientale dei vertici dell’Ilva (insieme all’ex assessore all’Ambiente della provincia di Taranto imputato di associazione a delinquere e concussione).

Il direttore dell’Arpa, Giorgio Assennato quando non nascondeva i dati sullo spaventoso superamento della soglia di tollerabilità delle polveri inquinanti e cancerogene, stando alle intercettazioni, non era “molesto” solo per il capo della segreteria dell’ex ministro Prestigiacomo che voleva “sistemarlo”, ma anche per Nichi Vendola, al contrario molto solerte nel mettere in agenda l’incontro con Riva e nel ricordargli che “il presidente non si è defilato”. A tal punto che secondo il gip “la neutralizzazione” del guastafeste Assennato su input della dirigenza dell’Ilva, fino a quando non si è adeguato, avveniva “sotto l’attenta regia del Presidente Vendola e del suo capo di gabinetto avvocato Manna”.

Ma anche con Bersani i Riva avrebbero intrattenuto una cordiale corrispondenza tanto da invitarlo a “non fare il coglione” e a contenere iniziative per loro deprecabili come quella del senatore Roberto Della Seta, reo di aver accusato Berlusconi di aver fatto regali all’Ilva.

Purtroppo nell’attuale Parlamento a denunciare il clima politico che si è creato su un disastro ambientale di dimensioni agghiaccianti e sulla disgustosa ipocrisia che a fini elettorali baratta i morti con presunti posto di lavoro da salvaguardare, sono rimasti veramente in pochi.

Solo Antonio Di Pietro, che rischia per sue responsabilità politiche di non avere nemmeno più un gruppo parlamentare alla Camera, in uno spettrale isolamento, ci ha ricordato mestamente che il Governo sta calpestando la magistratura e la Costituzione. Può ancora interessare?