Sono state sospese a causa della scarsa visibilità le immersioni dei sommozzatori dei vigili del fuoco in profondità nel tratto di mare antistante il porto industriale di Taranto dove ieri mattina, a causa della tromba d’aria, è precipitata la cabina di una gru sulla quale si trovava quasi certamente un operaio dello stabilimento Ilva. Le ricerche riprenderanno domani all’alba quando è previsto un moto ondoso più attenuato. Il punto esatto dove si trova la cabina è stato individuato. In questo momento il movimento del mare rendeva le acque torbide e la visibilità molto scarsa. La cabina, dove presumibilmente potrebbe trovarsi il corpo dell’operaio, si trova adagiata sul fondo a circa 30 metri di profondità e a circa 30 metri dalla banchina di attracco delle navi. Domani è anche previsto che la cabina venga issata mediante un pontone in modo da rendere più facili le ricerche.

L’operaio che era alla guida e risulta disperso, Francesco Zaccaria, ha 29 anni ed è originario di Talsano, un paese della provincia. Intanto, anche se la situazione meteorologica si è normalizzata, è proseguito ininterrotto il lavoro dei vigili del fuoco per alberi pericolanti e verifica di stabilità degli edifici.

Per quanto riguarda il siderurgico, è ripresa lentamente la produzione anche negli impianti sotto sequestro dal 26 luglio per disastro ambientale, dopo il tornado che ieri si è abbattuto sul capoluogo e sul comune di Statte, investendo anche l’area a caldo dell’Ilva. L’azienda sta effettuando l’inventario dei danni strutturali subiti, mentre i lavoratori, che ieri erano stati invitati ad uscire dallo stabilimento per motivi di sicurezza, sono rientrati regolarmente al lavoro. Mancano all’appello solo i dipendenti dell’area a freddo, in ferie forzate da lunedì scorso per via dei sequestri della magistratura.  Sulla città continua ad imperversare un vento fortissimo; ieri, quando si è abbattuto il tornado per pochi minuti, il vento ha anche superato i 200 chilometri orari.

Intanto continua l’attività per permettere all’Ilva di operare nonostante il sequestro. Il governo nel Consiglio dei ministri di domani, come già annunciato, approverà un decreto legge che sta suscitando reazioni contrapposte. Chi solleva dubbi è il segretario nazionale dell’Anm Maurizio Carbone: “La situazione dell’Ilva è troppo grave per risolverla con una scorciatoia”, è il monito espresso nell’intervista che ha rilasciato a La Stampa.”Se il decreto dovesse neutralizzare i provvedimenti della magistratura, per salvaguardare il solo diritto dell’impresa a continuare a produrre, senza una immediata rimozione delle fonti di inquinamento che, secondo i provvedimenti giudiziari emessi da più organi giudicanti, determinano, una situazione di attuale e concreto pericolo alla salute – afferma Carbone – questo decreto desterebbe più di qualche perplessità”.

Secondo Carbone “la questione Ilva è molto complessa e da sempre abbiamo auspicato una convergenza di interessi da parte di tutte le istituzioni coinvolte, ognuna nel rispetto delle proprie competenze per ottenere il risultato di coniugare il diritto al lavoro con il diritto alla salute. E questo decreto, invece, neutralizza i provvedimenti della magistratura”.