Caos sulla delega fiscale in Senato. Il provvedimento approdato in Aula e sul quale era attesa la fiducia torna in commissione rischiando così di non essere approvato dal Parlamento. Il Pdl arriva all’appuntamento diviso come certifica il tabellone alla prima prova del voto e nonostante i tentativi le fratture non si ricompongono costringendo tutti a prendere tempo. Alla fine della giornata l’ira del governo è agli atti: “C’è qualcuno che pensa che senza delega può avere le mani libere per la campagna elettorale”, commenta a caldo il sottosegretario al Tesoro Vieri Ceriani salvo poi precisare, via nota ufficiale del ministero, che quanto detto non corrisponde al proprio pensiero.

La delega fiscale rischia di essere affossata al Senato, dunque. Se anche il disegno di legge fosse approvato in extremis prima della fine della legislatura, il Governo non avrebbe comunque il tempo per esercitare le deleghe contenute. La delega dovrà essere sottoposta anche a una terza lettura alla Camera. Quali norme non avrebbero modo di essere applicate? Tra le principali c’è il “contrasto di interessi tra contribuenti“: si tratta di un criterio per fare emergere la base imponibile attraverso l’emanazione di disposizioni per l’attuazione di misure selettive e indirizzate alle aree maggiormente esposte al mancato rispetto dell’obbligazione tributaria. A rischio anche la riforma del catasto: prevede l’invarianza del gettito e quindi non porta aggravi per l’Imu. Prevista la determinazione di nuovi valori degli immobili insieme con le nuove aliquote e le eventuali deduzioni, detrazioni o franchigie. Contemplata anche la considerazione dei vincoli e degli oneri di conservazione per gli immobili storici e artistici nella riformulazione delle rendite. E ancora: la revisione del sistema delle agevolazioni fiscali che dovrà salvaguardare gli istituti di tutela dei redditi da lavoro dipendente e autonomo e delle pensioni. In bilico resta anche la semplificazione degli adempimenti amministrativi e patrimoniali a carico dei contribuenti che chiedono di avvalersi della rateazione dei debiti tributari. Previsto anche per le imprese che accetteranno un ‘tutoraggio’ da parte dell’amministrazione finanziaria o sistemi aziendali di controllo del rischio fiscale l’ampliamento della rateizzazione dei debiti tributari.

I primi segnali di tensione in Senato si erano registrati la scorsa settimana quando la commissione Finanze ha approvato un emendamento contro il parere del governo per far slittare l’accorpamento delle agenzie fiscali. Rinvio sul quale il governo non ha però mai avuto alcuna intenzione di cedere, facendo sapere di essere pronto a cancellare nel maxi-emendamento la modifica. Giorno dopo giorno però il mal di pancia, che sulle agenzie fiscali era trasversale, è andato aumentando e diversificandosi: il Pdl ha infatti iniziato a inviare segnali di irrequietezza anche su altre misure, dall’arbitrato al contrasto di interessi.

La prova plastica della difficoltà per il governo di proseguire per la propria strada senza rischiare sulla fiducia è arrivata nell’Aula del Senato ieri al momento del voto delle questioni pregiudiziali presentate dalla Lega con la formazione di un asse che ha visto insieme Carroccio, Idv e una parte del Pdl. Alleanza inedita che ha generato anche qualche scintilla nel centrosinistra con un botta e risposta fra il senatore dell’Idv Luigi Li Gotti e il vice capogruppo del Pd Luigi Zanda.

Inevitabile la sospensione dei lavori e la convocazione di una riunione di maggioranza al termine della quale il verdetto era scritto: la conferenza dei capigruppo, in calendario per il primo pomeriggio, avrebbe ratificato il ritorno in commissione del testo. Il che equivale al rischio di affossare il pacchetto di misure, dal momento che la sessione di Bilancio sta per aprirsi e che, deroghe a parte, prevede che non si possano esaminare provvedimenti di spesa. “La responsabilità del Pdl nel bloccare la riforma è grave”, dice infatti uno dei relatori al provvedimento, Giuliano Barbolini.

La scelta di fare un passo indietro e tornare all’esame nella sede ristretta della commissione non convince anche il presidente della commissione Finanze Mario Baldassarri: “Politicamente la delega è rinviata a babbo morto e tecnicamente è un pasticcio perché ora non è chiaro come procedere”, dice spiegando di aver convocato comunque per domani un Ufficio di presidenza. “Il problema è – chiosa Ceriani – che non si sa più chi rappresenta il Pdl”.