Confesso che alla fine, ma proprio alla fine, ci sono cascato anch’io. Con la modica spesa di due euro e impiegando quindici minuti, non di più, del mio tempo prezioso, ho contribuito al successo delle primarie del centrosinistra. Un po’ per amore (non del candidato prescelto ma di mia moglie che me l’aveva chiesto), un po’ per una vecchia affinità, nonostante nel frattempo ne sia rimasto ben poco. Ho votato per Vendola, quello dei cinque supereroi nonostante tutto più vicino alla mia sensibilità e ai miei orientamenti. Che però, com’era prevedibile, ha fatto un po’ un buco nell’acqua. Anche se ora il buon Bersani, intimorito dalla resistibile ascesa del rottamatore amico dei finanzieri, ne chiede insistentemente l’alleanza. Ma qui si rientra per molti versi nella politique politicienne.  Ho voluto provare l’ebbrezza del votante alle primarie. Ora torniamo ad occuparci della politica seria.  

E facciamolo a partire delle affermazioni di quello che, secondo me ingiustamente, continua a passare per il profeta dell’antipolitica. Dice Beppe Grillo che le primarie sono solo bromuro sociale. Forse esagera. E’ però un dato di fatto che in questo Paese la democrazia reale, quella che consente al cittadino di dire la propria sulle scelte che riguardano la sua vita, è in crollo verticale. Non abbiamo mai brillato al riguardo, a dire il vero, se non nei giorni magici della Resistenza, culminata nell’approvazione di una Costituzione in buona parte disapplicata, quando non oggi disattesa ed apertamente violata. O del sessantotto e anni successivi coi grandi movimenti nelle scuole e nelle fabbriche. Oggi invece la democrazia vera è a rischio in Italia. Nonostante il relativo successo delle primarie.

Si pensi all’impossibilità per i cittadini di dire la propria sui progetti di sviluppo urbanistico o sull’assetto del territorio. Ben lo sanno coloro che si oppongono da anni a progetti insensati come il Tav o coloro che lottano contro altri progetti analoghi che si traducono in puro sperpero di denaro pubblico e in privatizzazione del suolo e del sottosuolo urbano.

Si pensi ai lavoratori della Fiom, discriminati da Marchionne con il plauso sostanziale di tutte o quasi le forze politiche e al forte ulteriore arretramento della democrazia nei posti di lavoro rappresentato dal recente accordo sulla produttività, approvato nonostante l’opposizione della Cgil.

Si pensi all’arbitrio di padroni come Riva, che chiudono la fabbrica senza uno straccio di potere pubblico che proceda alla dovuta requisizione degli impianti e alla loro ristrutturazione secondo criteri ambientalmente sani. Si pensi all’affossamento di ogni democrazia nelle scuole rappresentato dalla legge c.d. ex Aprea, che attribuisce il potere decisionale sugli indirizzi scolastici alle imprese.

Si pensi all’impossibilità di disporre spese, al soffocamento di quel potere di scelta politica implicito in ogni sovranità che si rispetti, che deriva dalle leggi sul pareggio del bilancio decretate a livello europeo, che significano sostanzialmente la subordinazione della politica ai “mercati” finanziari, cioè ai poteri forti, rappresentati istituzionalmente da Banca centrale europea, Commissione europea e, paradossalmente il più illuminato fra i tre, Fondo monetario internazionale.

Si pensi alla sottrazione costante di risorse ai beni pubblici, all’istruzione, alla democrazia, alla salute, alla cultura. O alla diminuzione che si registra da molti anni dei salari reali, che sta precipitando nella povertà, se non nella miseria, quote crescenti della popolazione italiana.

Si pensi alla repressione poliziesca e giudiziaria che si abbatte su chiunque si opponga a questo andazzo, come denunciato dal recente convegno dei giuristi democratici svoltosi al Maschio Angioino di Napoli.

Di fronte a questa deprivazione effettiva e dolorosa di democrazia reale che si registra su tutti questi piani e anche su altri, le primarie del centrosinistra rischiano in effetti di sembrare solo un po’ di cipria messa a coprire il colorito terreo di un moribondo.

Certo, la gente che in massa si è diretta alle urne ha dimostrato l’esistenza di un bisogno di partecipazione diffuso. Di cui va preso atto e che va rispettato. Ma a me pare drammatico che questo bisogno debba alla fine accontentarsi di scegliere fra Bersani, Renzi, Vendola, Puppato e Tabacci. Ovvero, nel secondo turno che si annuncia, fra Renzi e Bersani. Fra i due meglio il secondo, sia ben chiaro. Ma a forza di accontentarsi del meno peggio si fa una brutta fine…

Ne deriva in effetti l’esigenza di un’alternativa profonda e radicale rispetto all’attuale governo Monti e ai guasti gravi che ha arrecato e continua ad arrecare, guasti dei quali si è accorta fortunatamente anche la Camusso. Di un rigetto netto e totale del Tav, del Fiscal Compact e di tutte le altre scelte politiche attuate ad esclusivo beneficio dei poteri forti. Di un’effettiva redistribuzione del reddito. Di una difesa degli spazi reali di democrazia, tra cui, come ho ricordato recentemente, le centinaia di istituti scolastici occupati in tutta Italia.

Decisamente, le primarie del centrosinistra stanno strette rispetto a tutto questo. Poco più di uno scimmiottamento dell’analoga esperienza statunitense, esse hanno tuttavia saputo raccogliere una significativa spinta partecipativa che dovrebbe però ora trovare ben altre strade e modalità di espressione. Costruendo un polo effettivamente e pienamente alternativo alle politiche fin qui praticate. Pena la definitiva liquidazione della democrazia nel nostro Paese.