L’unica voce critica è quella di Valentino Tavolazzi, l’espulso, ma che non si rassegna a militare nel Movimento Cinque Stelle. Il resto della truppa è allineata e coperta: le primarie del Pd sono una farsa, noi sì che siamo per la democrazia dal basso. Una democrazia che parte tanto dal basso che, a oggi, non solo nessuno sa chi siano i candidati alle primarie online, ma nemmeno quanti.

Ci sono aspiranti parlamentari ai quali ancora non è stato comunicato che possono ritenersi tali. “Beppe Grillo sbaglia a minimizzare il dato dell’affluenza delle primarie del Pd”, dice fuori dal coro Tavolazzi. “Tre milioni di persone che escono di casa per andare a votare sono indubbiamente un fatto positivo. Il Movimento potrebbe moltiplicare l’affluenza e invece Casaleggio ha deciso di fare votare solo gli iscritti certificati, praticamente un’élite”. Ma il commento di Tavolazzi rimane nota stonata. Il capo ha definito le primarie di Bersani e Renzi “un grottesco viaggio nella pazzia”. E Così fanno anche gli attivisti: “È stata una scenetta, perché i candidati rappresentano le due facce della stessa medaglia”, dice Roberto Fico, napoletano aspirante candidato alle primarie per il Parlamento. L’errore sta nella scelta del candidato premier. “Come saranno selezionati i parlamentari? Perché non aprono le primarie anche a tutti i candidati alla Camera e al Senato? E non dimentichiamo che hanno pagato per votare, da noi questo è impensabile”. Niente soldi e iscrizioni, niente code ai seggi per i Cinque Stelle, ma quattro giorni di votazioni rigorosamente in rete. “È un esperimento, ma sono convinto che funzionerà bene”.

Anche a Bologna e dintorni, terra dove il Movimento si è sempre dimostrato più indipendente da Grillo, il giudizio sulle primarie di domenica non cambia. “Il risultato era scontato – è il commento di Andrea Defranceschi, consigliere regionale in Emilia Romagna – è stato solo uno spettacolo utile a rilanciare l’immagine del Pd. L’affluenza in realtà un flop: più bassa delle scorse primarie, sia le prime con Prodi, sia quelle che incoronarono Veltroni nel 2007”. Niente, vincono loro. E la democrazia della rete. Ma per ora esiste un decalogo, una bozza di come saranno le votazioni per scegliere i candidati al Parlamento e ai consigli regionali, ma tutto è molto segreto. Chiuse nei pc della Casaleggio associati, a Milano.