Non si ferma la fuga dall’Italia dei valori. Dopo i deputati Massimo Donadi, Aniello Formisano, e il senatore Stefano Pedica, anche Franco Grillini, consigliere regionale dell’Emilia Romagna, abbandona il partito di Antonio Di Pietro. La scelta è già stata presa. “Ho comunicato ieri le dimissioni al presidente Di Pietro e alla coordinatrice regionale Silvana Mura. Ma si tratta di una separazione consensuale, da signori”. Insomma, Grillini se ne va, ma senza sbattere la porta. Migrerà nel movimento “Diritti e libertà” fondato dall’ex capogruppo alla Camera ed ex collega di partito, Donadi. “Una formazione – assicura il consigliere – che rimarrà saldamente ancorata al centrosinistra”.

Alla base della decisione, ha spiegato, ci sono solo motivazioni di natura politica. “Sono venute meno le ragioni dell’adesione. Non condividiamo le polemiche nel rapporto con il centrosinistra degli ultimi mesi. Eravamo nati per essere la forza portatrice nel centrosinistra dei principi di legalità e di correttezza morale, e invece sono state fatte scelte diverse”. In altre parole, all’origine del divorzio che il rapporto tra Di Pietro e Pier Luigi Bersani, degli ultimi mesi sempre più tormentato. Secondo Grillini, il partito avrebbe dovuto mantenere come riferimento l’ormai famosa foto di Vasto, l’immagine diventata simbolo della vecchia alleanza tra Pd, Sel e Idv, invece di rivolgere lo sguardo verso Grillo, e di tentare di corteggiare il Movimento 5 stelle. “Se avessimo seguito la strada di Vasto forse domenica avremmo potuto avere anche Di Pietro tra i candidati alle primarie. Ma se l’Idv vuole stare fuori dal centrosinistra, io scelgo di rimanere dentro”.

Non hanno pesato, invece, le inchieste giudiziarie che negli ultimi mesi hanno visto coinvolti esponenti del Idv. Come quelle nel Lazio e in Emilia Romagna, dove Paolo Nanni, ex consigliere regionale, è indagato per peculato. “Mi auguro che le cose vengano chiarite e che le persone coinvolte riescano a dimostrare la propria innocenza”.

L’intenzione, per ora, è quella di non dimettersi dal gruppo consiliare regionale. “Non voglio passare al gruppo misto, rimango a lavorare con il mio gruppo in attesa di trovare una soluzione”. L’urgenza, spiega, è quella di “costruire la nuova formazione di Donadi”. Una realtà di cui Grillini è già stato nominato portavoce in Emilia Romagna, e che in futuro potrebbe allargarsi. Non è escluso infatti che qualcuno, in Regione, possa seguire l’esempio del presidente dell’Arcigay. Del resto, per costituire un nuovo gruppo bastano due persone. “Mi auguro che con molti dell’Idv questo sia un arrivederci, più che un addio. Vedremo se qualcuno vorrà venire con me”.

Eletto nell’assemblea regionale nel 2010, dopo un passato nell’Pci e poi in Sinistra democratica, nell’Idv Grillini ricopriva anche il ruolo di responsabile nazionale per i diritti civili. È noto anche per la sua decennale militanza per i diritti lgbt, iniziata a Bologna nel 1982 con l’apertura del circolo il Cassero. E proseguita con l’ideazione e la costituzione dell’Arcigay nazionale, di cui è diventato presidente onorario.