L’uno risponde alle domande in una videochat del Corriere.it, l’altro nel salotto di Bruno Vespa. Il duello continua tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi. Il primo non scommetterebbe un centesimo sull’avversario alle primarie per stabilire il candidato del centrosinistra alla premiership il secondo dice la “rottamazione è un atto di gentilezza” e che aspira ai voti di chi ha dato la sua preferenza al primo turo a Nichi Vendola.

Bersani: “Penso di vincere io”. “Penso di vincere io, francamente”. Risponde secco Pier Luigi Bersani che rivendica di avere voluto le primarie e ricorda al sindaco di Firenze di avere “trattenuto” Massimo D’Alema tirandolo troppo “per la giacca”. Poi, entrando nel merito delle regole per le consultazioni del centrosinistra, mette a tacere le polemiche coi renziani spiegando che “ci sono delle regole che abbiamo approvato, all’unanimità, non si cambiano le regole in corsa” e che le primarie “sono aperte ma non sono un porto di mare, stiamo facendo una cosa seria”.

“Non penso che nuove regole sarebbero a mio svantaggio, ma non voglio contrattarle – osserva -. Abbiamo un comitato dei garanti, non mettiamoci a rifare la costituzione in corso d’opera”. Innanzitutto “perché tutti i sistemi giuridici dicono che va costruita una platea certa, secondo perché tre e passa milioni di cittadini hanno seguito queste regole e non gli si può dire che abbiamo scherzato”. Bersani ha sottolineato che non si è avverata la previsione per cui l’alta affluenza avrebbe favorito Renzi. Quanto all’ipotesi di scalata ostile da parte di elettori di centrodestra, con questi numeri al segretario “pare difficile”. Poi riconosce a Renzi “una presenza forte, uno stimolo importante. Ma alla fine persino quella spinta a rinnovare può riversarsi in una fiducia che posso rinnovare. Le primarie le ho volute io -ha detto il segretario del Pd-, non si può pensare che chi ha voluto queste cose poi nel gruppo parlamentare, in un governo nuovo, nella spinta di cambiamento non fa queste cose qui”.

Inoltre, il fatto che il rottamatore tenda sempre a usare ‘noi’ e ‘loro’ per indicare bersaniani e renziani è “un tic, sgradevole, ma è un tic” perché “siamo tutti nella stessa grande squadra, anche perché la squadra va bene”. Tra i nomi della ‘vecchia guardia’, che secondo Renzi sono da rottamare, ci sarebbe anche D’Alema che, spiega il segretario, “è stato trattenuto dal fatto di essere tirato troppo per la giacca, ma ora posso dirlo: a me che lui non avesse intenzione di candidarsi lo aveva detto molto tempo prima”. E sull’addio di D’Alema e Veltroni al Parlamento aggiunge che “l’esperienza non va buttata via”  anche se per loro “far politica non coincide con l’essere in Parlamento. Per esempio: uno come Walter Veltroni è uno dei fondatori del Pd, si impegna in battaglie contro la criminalità, vogliamo buttare un’esperienza così? D’Alema è il presidente delle fondazioni progressiste e dei socialisti, c’è un altro che può farlo? Cerchiamo di dare una dimensione alle cose. Detto questo, garantisco che gira la ruota”.

Renzi: “Chance di vittoria da chi ha votato Vendola”.  “Le mie chance di vittoria derivano dal fatto che mi voterà chi ha votato Vendola contro gli apparati. Certo non mi voterà invece chi lo ha votato perché è contro Monti. Ma a maggior ragione non voterà Bersani. La partita è difficile da giocare, ma io voglio andare a prendere voti anche di là – dice il sindaco di Firenze perché se convinco qualcuno vale doppio”. Il rottamatore appare ottimista: “Se vinco le primarie le figure chiave del governo le dico prima delle elezioni. Non temo per il mio futuro perché sono l’unico che va senza rete. A me a casa mi ci mandano i fiorentini, non Bersani. Ho vinto le primarie a Firenze contro l’opinione del gruppo dirigente e quindi non li temo”.

Il sindaco non ha timori neanche per la sfida tv su Rai 1: “L’altra volta c’era stato fair play, forse troppo, ma eravamo cinque e occorreva dare un segnale di unità e non di una pagliacciata, domani spero approfondiremo. Io rispetto Bersani ma credo che non sia grado di fare quel cambiamento di cui c’è bisogno. E’ da tre anni segretario, è stato ministro poteva aver già fatto questo cambiamento”. Nelle ultime settimane di campagna elettorale “ho cambiato i toni perché credo nella ‘rivoluzione della gentilezza’ di Aung San Suu Kyi. La rottamazione è un atto di gentilezza perché non ne possiamo più di quella classe dirigente…”. La sfida continua.