Franco Bernabè si dice “preoccupato per la totale assenza di regole del mondo di Internet”. Il presidente della principale azienda italiana di telecomunicazioni è spaventato dal basso livello di privacy presente in Rete. Intervenuto al convegno “Ripensare Internet” all’Università Bocconi, il numero uno di Telecom, ha messo in guardia dai rischi presenti nel mondo dei social network. E lo ha fatto lanciandosi in un paragone impegnativo: “Il mondo non sarà sempre pacifico, se una nazione civile come la Germania ha fatto quello che ha fatto” con il nazismo “allora il tema della privacy non può essere sottovalutato”.

“Il nazismo ci ha messo due anni a fare ‘il cluster’ delle persone a cui ha dedicato le sue attenzioni – dice Bernabé -, oggi basta un click per farlo”. Facebook, dunque, potrebbe essere uno strumento di deriva anti-democratica, se non sarà regolato in maniera adeguata. “Mi chiedo quando se e quando il potere dei social network determinerà delle scelte politiche e quanto questo sarà compatibile con la democrazia”, ha detto il presidente di Telecom in chiusura del suo intervento. Secondo Bernabè, Facebook “consente una intrusività straordinaria nella vita delle persone: ha un miliardo di utenti e 400 miliardi di foto. I giovani non fanno attenzione, pensano di vivere in un mondo pacifico in cui non può succedere quello che è successo negli anni 20 e 30″.

Bernabé ricorda che negli Stati Uniti, dove le società di Internet prolificano, “la privacy non è un diritto fondamentale del cittadino, non è un diritto costituzionale come da noi, ma è una semplice tutela del consumatore“. Una situazione che può portare “benefici straordinari alle imprese americane”, in tema di accesso ai dati personali.

Una tendenza difficile da invertire, dal momento che – ricorda il manager – la Rete non è così aperta alla concorrenza come potrebbe sembrare: “Grazie all’effetto rete di internet le aziende Over the top sono cresciute rapidamente diventando monopoli. Ma in ciascun segmento di mercato sono monopolisti o quasi. E non è vero che ognuna di queste società esprime il massimo. Se prendiamo altri motori di ricerca indipendenti, fanno tutto quel che fa Google salvo prelevare i vostri dati. E non diventeranno mai leader perché il mercato è dominato per più del 90% da Google. Questa è una libertà per i clienti? Quella che è stata una libertà per i clienti, cioè la possibilità di passare da un gestore di telecomunicazioni all’altro, non succede in rete: non puoi migrare i profili da una piattaforma come Facebook a un’altra”.