Hanno vinto il  Barclaycard Mercury Prize, la critica estera li osanna e li saluta come i nuovi Radiohead. Δ arrivano in Italia con due date, una a Roma e una qui in Emilia Romagna il 28 novembre al Bronson di Madonna dell’Albero, appena fuori Ravenna.

Cominciamo dal nome: si pronuncia Alt-J ma si scrive Δ, simbolo che sull’Apple OS X si digita tenendo premuto il tasto alt e pigiando la J, appunto. Troppo cerebrale e forse anche un po’ geek, direte voi. Non possiamo darvi torto. A maggior ragione se alla speculazione semantica si aggiunge il significato che il simbolo riveste nelle equazioni matematiche – variazione – il tutto rientra appieno il quello che viene definito come geek code. D’altro canto, da un quartetto conosciutosi sui banchi d’arte e letteratura inglese dell’Università di Leeds, sarebbe stato naif aspettarsi altro.

Alt-J si formano nel 2007 quando Joe Newman, chitarra e voce fa ascoltare a Gwil Sainsbury, basso e chitarra, le sue composizioni ispirate al padre-chitarrista e agli allucinogeni – in questo caso molto rock, poco geek . Si aggiungono poi Gus Unger-Hamilton alle tastiere eThom Green alla batteria. I quattro cominciano a suonare in qua e in là per lo Yorkshire. Dovranno attendere il 2011 per firmare il loro primo contratto con la Infectious records e farsi produrre il primo, omonimo, demo EP. Nel 2012 esce l’LP An Awesome Wave che, nonostante la matrice indie, si attesta tra i primi venti album venduti nelle charts di mezza Europa (in America è uscito solo da un paio di mesi).

An Awesome Wave è un album caleidoscopico, fresco. Praticamente impossibile ricondurlo a filoni, filoncini e baguette dell’eterogeneo sottomondo della scena alternativa. Ma dobbiamo raccontarlo, quindi chiediamo di prendere i paragoni per mezzi alla comprensione non per mete della stessa.

All’asciutta compostezza dell’intro (se amate le Coco Rosie non potrete non rimanere subito rapiti), segue (Ripe e Ruin) ipnotico intermezzo a cappella che in pochi versi delinea la personalità bizzarra di un personaggio da romanzo. Ecco poi Tasselate, commistione riuscitissima di molti stili – soul, trip hop, elettro folk, R&B – con un testo davvero geek; tradotto recita: “I triangoli sono la mia forma preferita/tre punti dove si incontrano tre linee” e “Amore mio è davvero tardi/aggiungiamo tasselli al mosaico fino a mattina”. Del pezzo se ne sono innamorati anche i Mumford and sons che ne l’hanno interpretata alla BBC Radio 1. Il brano successivo Something good è un pezzo assolutamente orecchiabile, godibilissimo. Il groove di chitarra è un rodeo lisergico mentre i suoni digitali richiamano le sperimentazioni elettriche del gruppo di Thom Yorke.

Come detto Δ, però, non ammicca , non copia, non si rifà a nessuno. Se un’idea va comunque data allora scegliamo i Talking heads, non per somiglianza compositiva  ma per la stessa capacità di percorrere e precorrere diversissimi stili mantenendo una propria identità, senza mai venir fagocitati. Nella sua basica acidità la voce di Newman è particolare tanto quella di Byrne e, come le Teste Parlanti, Δ sanno variare su certi standard melodici popolari stravolgendoli completamente (Something Good, nel testo e nella melodia, ne è un esempio). Chiamiamo in causa anche Fleet Foxes e Devendra Banhart per alcune soluzioni adottate negli arrangiamenti e armonizzazioni vocali, per quel folky trasversale ad ogni accordo e arpeggio. Ma anche il genere, tipicamente U.S.A., Definito Post-War o New Weird America sta stretto ai quattro inglesi, sta stretto perché sono avant-gard e in quanto tali non inquadrabili.

Citiamo infine Matilda: ruspanti spazzole e algide drum machine  schiaffeggiano gentilmente una  voce che raschia romanticamente un nome, il  nome di una ragazza da cui tutto viene e a cui tutto va. Ora la brutta notizia: il concerto al Bronson è sold out. Ciononostante potete appigliarvi alla speranza che qualcuno all’ultimo si ammali, che qualche radio metta in palio biglietti omaggio, che vostro fratello conosca il buttafuori. Una volta morte anche queste speranze preparatevi ad una trasferta in terra romana. Ne valgono ogni pena.