Se qualcuno si era illuso che il confronto pacato e chiaro tra i cinque candidati del centrosinistra, organizzato da Sky Tg 24, avesse mandato in soffitta il modello del vecchio talk rissoso e fumoso ha avuto ampio modo di lasciare ogni speranza nella serata di ieri: bastava seguire sulle reti generaliste le trasmissioni di commento ai risultati del primo turno di primarie. Non solo è vivo il talk, ma ieri sera ci è apparso nelle sue forme più vistose e irrazionali. Il peggio è stato su Rai 3, dove la solita compagnia di giro (Mieli, Ferrara, Bindi, Freccero, Di Girolamo…) ha dato vita al solito spettacolo di voci sovrapposte, di interruzioni, di allusioni e ripicche, completamente sfuggito di mano alla conduttrice. C’è stato un momento, esilarante ed esemplare di questa deriva, in cui mentre Bianca Berlinguer faceva una lunga telefonata alla regia, gli ospiti continuavano a darsi sulla voce senza dire nulla di comprensibile.

Ma le cose non sono andate molto meglio neppure su La 7, dove tutti sempre gigioneggiano, si pavoneggiano, esibiscono la loro intelligenza, il loro anticonformismo. A cominciare dalla coppia dei conduttori che vive una strana dinamica: ognuno sembra preoccupato di dire qualcosa che faccia colpo sull’altro, in una dimensione seduttiva del partner, come se l’altro, il partner, fosse ancora la Costamagna che invece non c’è più da tempo. E poi avanti con le boutade di Busi, con la Parietti che ci propina l’originalità e la freschezza delle sue opinioni e dei suoi atteggiamenti sempre uguali ormai da trent’anni. C’è poi una novità che mi infastidisce più di tutte e a cui nessun talk vuole più rinunciare: la lettura comica, satirica del tema. Ieri da una parte agiva l’immancabile Zoro, dall’altra un video descriveva le tipologie antropologiche degli elettori modello dei vari candidati. Niente di speciale, in entrambi i casi, qualche guizzo capace di strappare al massimo un sorriso stiracchiato in mezzo a una serie infinita di luoghi comuni, di ripetizioni e di prevedibilità.

E invece tutti gli ospiti dello studio giù a ridere a crepapelle, a godere, estasiati, della brillantezza delle trovate, a compiacersi come se si trovassero di fronte a un nuovo Chaplin. Ovviamente di informazione vera neanche a parlarne, se non tornando ancora una volta su Sky Tg 24, dove l’impeccabile Semprini con pochi ospiti e molti collegamenti si concentrava sull’essenziale, mentre dalle altri parti imperversavano altre forme di spettacolo. Per esempio il gioco di sparare la balla più grossa e ‘vedere di nascosto l’effetto che fa’, senza essere smentiti da nessuno, gioco vinto ovviamente dal quei burloni toscani del comitato Renzi, con i 4 milioni abbondanti di votanti che erano tre e mezzo e dei 4/5 punti di distanza che sono invece 9, cioè il doppio. Oppure il gioco del ‘lo è o ci fa?’, per il primato nel commento più assurdo, dove non ha avuto rivali Vittorio Feltri pontificando da par suo che il futuro è di Renzi e che “se votassero gli italiani Renzi vincerebbe largamente”. Ieri evidentemente hanno votato gli svizzeri.