Se anche non sarà un matrimonio d’amore, forse lo sarà d’interesse. Nel giorno consacrato alle Primarie del centrosinistra in cinque comuni del Bolognese, nella Valle del Samoggia, gli elettori dovranno dire con un referendum se vogliono o meno fondersi in un unico comune: matrimonio forse non gradito a tutti, ma che in dote porta 18 milioni di euro di incentivi e lo svincolo per 2 anni dal Patto di stabilità. Dettaglio che, in periodo di spending review, potrebbe invogliare i residenti a buttare alle ortiche un po’ di campanilismo per convolare a nozze.

A dire la loro saranno gli elettori di Bazzano, Crespellano, Savigno, Castello di Serravalle e Monteveglio. Se nascerà, sarà un supercomune da 30.000 abitanti, il quarto nel Bolognese. Chi voterà avrà due schede: una per avallare o meno la fusione, l’altra per scegliere il nome del comune fra Valle del Samoggia, Valsamoggia, Samoggia e Samodia. Sono territori che da anni vivono in sinergia: le amministrazioni da circa 20 anni lavorano insieme, prima con la Comunità Montana oggi con l’Unione dei comuni e Distretto. L’erogazione dei servizi (come anagrafe, tributi, scuola) continuerà negli ‘sportelli del cittadino nelle attuali sedi comunali. Solo gli uffici interni saranno unificati. La fusione comporterà una sforbiciata di 83 poltrone: da 5 sindaci a 1, da 23 assessori a 5, da 77 consiglieri a 16. Con tagli di costi della politica per 260.000 euro all’anno. Non saranno licenziati dipendenti comunali.

Tutto sommato, alla fine si stimano vantaggi economici di 25-30 milioni in 10 anni. Oltre alla razionalizzazioni dei costi della macchina amministrativa e alle riduzioni di costi della politica, ci sono infatti gli incentivi nazionali (9 milioni di euro in 10 anni) e regionali (altri 9 in 15). Cui va aggiunto appunto il fatto che il nuovo comune potrà derogare per due anni dal Patto di stabilità, e che avrà la precedenza sui bandi per i finanziamenti della Regione. Soldi con cui in questi paesi delle colline del Bolognese si sogna di realizzare cose come un polo scolastico superiore, una piazza digitale con wi-fi libero e, perchè no, forse ridurre anche un po’ l’Imu.

 La fusione è fortemente voluta dal Pd (in campo giovedì è sceso anche Pierluigi Bersani), avversata da Pdl, Lega, e alcune liste civiche. In particolar modo, nel centrodestra, è emerso il timore che non tutti i comuni potrebbero non approvare la fusione: “cosa succederà se solo uno di questi comuni dirà No?”, si chiede Alberto Vecchi del Pdl. “Siamo favorevoli all’istituto della fusione ma contrari al progetto in questione che non solo comprende tra i cinque, due comuni avulsi dal contesto territoriale degli altri tre, ma presenta anche diversi livelli di difficoltà di coordinamento con le norme nazionali”, ha affermato Galeazzo Bignami, consigliere regionale Pdl.

I seggi apriranno alle 6 per chiudere alle 22. L’esito è atteso in un paio di ore. In caso di vittoria dei sì, i sindaci cesserebbero a fine 2013. Quindi, dopo l’arrivo di un commissario, le prime elezioni del nuovo comune forse a giugno 2014.