Sabato 24 e domenica 25 novembre, a Roma, tra la Casa della Pace e il CsoaVillaggio Globale, si terrà l’assemblea nazionale del Forum dei Movimenti per l’Acqua. Associazioni, movimenti e singoli cittadini si confronteranno con l’obiettivo più importante: una piena ripubblicizzazione del servizio idrico integrato in Italia. Un anno e mezzo dopo il referendum che ha sancito una netta vittoria dei movimenti per l’acqua pubblica, molto resta ancora da fare. Francesca Caprini, presidente dell’associazione Yaku, che da sette anni si batte per il diritto all’accesso all’acqua in particolare nell’America Latina e in Europa, sottolinea che si tratta di ”un’assemblea importante davvero. Sia per il momento storico politico che vive l’Europa, fotografato a Firenze in occasione del Forum 10+10, sia per il tentativo che facciamo per aprirci alle altre vertenze sui beni comuni. Si tenta di aprire percorsi simili a quello che ha portato ai referendum su temi differenti, infatti parteciperanno le reti che si battono per la gestione pubblica dei rifiuti e i No Tav”.

La lotta per i beni comuni è sempre al centro del dibattito politico, nonostante una situazione generale preoccupante. “La crisi economica è particolarmente aggressiva”, commenta Caprini, “ma è anche vero che i movimenti e le organizzazioni faticano a trovare una pratica comune. Discorso che vale anche per l’acqua, nonostante il grande momento democratico vissuto un anno e mezzo fa. Era anche prevedibile che ci sarebbero state difficoltà, dovute all’economia e alla risposta aggressiva che ha avuto il sistema dei privatizzatori, pienamente appoggiato da questo governo, nonostante la Corte di Conti abbia bocciato la finanziaria a luglio scorso. L’esempio più lampante e grave del mancato rispetto della volontà popolare è stata la fusione delle grandi multiutility del nord, A2A, Hera e Iren. Come comitati non abbiamo mai mollato, senza abbassare la guardia, battendoci territorio per territorio per la piena applicazione del referendum”. Con quali strumenti pratici? “Ne abbiamo messi in campo diversi”, risponde il presidente di Yaku. “Come la campagna di obbedienza civile, che chiede in particolare l’attuazione del secondo quesito referendario, quello che sancisce la cancellazione del sette per cento sulle tariffe imposto per il recupero dei presunti investimenti dei gestori privati. I cittadini si autoriducono la bolletta dell’acqua, esattamente del sette per cento, in attesa dell’attuazione del referendum. La campagna va bene, anche se ci sono differenze territoriali che rendono difficile il calcolo della somma esatta da non pagare. Uno dei tavoli di lavoro dell’Assemblea è dedicato a questo tema, con un team di legali che ci lavorano e la presentazione dei primi sportelli per i cittadini attivati in alcune città italiane”.

I lavori saranno organizzati in seminari e assemblee, che si articoleranno attorno a temi chiave: democrazia, finanza, ambiente, lavoro ed Europa. Già, l’Europa, perché sempre meno quella per la ripubblicizzazione dell’acqua (e di tutti i beni comuni) è una battaglia solo italiana. “La battaglia è quella di raccogliere un milione di firme in almeno sette paesi dell’Unione Europea”, spiega Caprini. “Questo è il meccanismo dell’Iniziativa dei Cittadini Europei, nuovo strumento previsto dalle istituzioni comunitarie per presentare a livello europeo una proposta di legge che renda l’accesso all’acqua un diritto inalienabile, sancendo che in nessun modo l’acqua può essere una merce. Solo in Italia puntiamo a raccogliere 500mila firme, nonostante le difficoltà che la società attraversa in questo momento. Ma proprio la crisi economica mette ancor più a rischio i beni comuni, come dimostra la battaglia dei cittadini di Salonicco che tentano un azionariato popolare per evitare la privatizzazione del loro acquedotto. La battaglia per i beni comuni è sempre più globale e l’acqua è un paradigma dei beni comuni da tutelare rispetto alla finanza e alla speculazione”.