Non ho letto il libro di Antonio Polito e quasi certamente non lo farò. Perché ai tanti motivi che mi provocano l’orticaria e che non posso annientare non voglio aggiungerne un altro. In ogni caso per iniziare a sentire un certo prurito mi è bastato leggere l’anticipazione che lo stesso autore ha pubblicato sul blog del Corriere. Il libro s’intitola “Contro i papà, come noi italiani abbiamo rovinato i nostri figli” ed è un duro j’accuse contro i padri che si sarebbero fatti sindacalisti dei figli invece di (evinco io) dare loro una buona e medievale serie di mazzate sulle orecchie, che tratterrebbero i figli a casa loro (evinco sempre io) per proteggerli dalle minacce del mondo e poi comprerebbero loro (comprerebbero?) un’abitazione non lontano per rendersi disponibili ad aiutarli; e che addirittura permetterebbero loro di compiere pratiche sessuali a casa nella loro cameretta con i poster dell’adolescenza ancora appesi al muro invece di costringerli come ai bei tempi di Scelba, a clandestine acrobazie automobilistiche nel parcheggio.

Non so che in mondo viva Polito. In quello in cui vivo io non c’è’ una nostalgia di padri padroni autoritari e distanti. E si ritiene superata da un po’ l’idea che la personalità di un figlio si forgi solo o soprattutto con l’opposizione al padre. Non c’è nostalgia delle acrobazie sulla 500 anche perché per milioni di persone sarebbe impossibile favorirle visto quanto Marchionne fa pagare una 500. Nel mondo in cui vivo io dopo aver detto i sacrosanti no che-aiutano-a-crescere poi è ancora più sacrosanto camminare alla giusta distanza dai propri figli ma accanto a loro, il che non vuol dire sposare le loro incertezze e tanto meno renderli accondiscendenti alla nostra presunta ignavia. Nel mio mondo non si comprano case ai figli perché il problema casomai è riuscire a pagare il mutuo o l’affitto della casa che già c’è.

La tesi di Polito mi pare si rivolga ad un paese che vedono solo lui è la Fornero, che se esiste riguarda quella stessa fetta d’Italia che magari è la stessa a dichiarare zero e avere un tenore di vita a mille. Qualche padre (molti? Qualcuno? Non lo so) ha di certo rovinato i propri figli così. Ma di certo molti di più hanno tentato di essere padri migliori di quelli di cui loro stessi erano stati figli. È si trovano ora a non poter garantire un futuro decente ai loro ragazzi per l’insipenza, l’avidità e la follia di quei pochi che magari mascherandosi con l’esibizione di falsi principi si sono divorati l’Italia. Quegli stessi che la casa, la 500 e gli studi all’estero ai loro figli somari e inebetiti li garantivano prima e li garantiranno domani. Magari senza permettere loro di fare sesso a casa, però.