Sul Corriere della Sera di ieri Susanna Tamaro esprime il suo dissenso per le domeniche nei centri commerciali nell’articolo “Lo shopping che sottrae tempo alla vita”. Il giorno del riposo dovrebbe essere dedicato “all’incontro con l’Altro”. Pubblichiamo due diverse opinioni sul tema.

Una delle cose belle della recessione è che ci ha emancipati dai complessi degli anni Zero: i sensi di colpa per il consumismo sono svaniti appena consumare è diventata un’impresa. Lo shopping si è trasformato in un atto di patriottismo più che in una concessione all’effimero. Le grandi marche, che per dieci anni abbiamo detestato dopo aver letto No Logo di Naomi Klein, sono state abbandonate in favore dei discount o dei prodotti dell’orto. E il processo è vissuto come una scelta culturale (“downshifting”) invece che bieca necessità di portafoglio.Valeria Brignani ha recensito sottomarche da discount, come si fa con in vini pregiati, nel libro Discount or die (Nottetempo).

Eppure c’è chi continua a vedere nei supermercati e nei megastore deprimenti “non luoghi” in cui l’uomo si atrofizza, invece che il termometro della salute dell’economia (pure della democrazia, sostiene chi considera la crescita del Pil l’unica garanzia del capitalismo democratico). Prendete Susanna Tamaro sul Corriere della Sera. La scrittrice di Va’ dove ti porta il cuore dedica una paginata a contestare l’apertura domenicale dei supermercati, prevista dalla manovra Salva Italia di un anno fa, il primo atto dei tecnici al governo. “È sempre la noia quella che spinge folle di persone a invadere i centri commerciali la domenica. La noia e l’imbarazzo di avere un tempo interno che ormai si è incapaci di gestire”, scrive la Tamaro che evidentemente non ha mai sperimentato la sottile angoscia di vedere il frigo svuotarsi un po’ alla volta, consumando gli ultimi avanzi in attesa dell’unico giorno in cui si ha il tempo per riempire il carrello. Ma ammettiamolo: c’è anche chi va all’Ikea o all’Auchan per divertimento, perché c’è la musica, i giochi per i bambini, si trova parcheggio. Susanna Tamaro sembra considerare un’insopportabile volgarità spingere un carrello nel giorno del riposo che dovrebbe essere destinato a “stare sdraiati sul pavimento a guardare il soffitto” o a girare in auto per Roma discutendo con Alberto Mora-via del loro argomento preferito, “gli animali”. La Tamaro non frequenta chiese e non simpatizza con i parroci che si sono attivati contro i supermercati domenicali sia per ragioni etiche sia di concorrenza. Ma capisce le ragioni dei lavoratori che hanno promosso la protesta “Domenica no grazie”. Dicono: per quanti bonus ci siano, lavorare la domenica sconvolge la vita. E solo i grandi gruppi possono gestire il turn over mentre i piccoli negozi scompaiono.

Le commesse hanno ragione, ma non è colpa dell’apertura domenicale – che aumenta la domanda di lavoro – quanto delle leggi italiane che favoriscono la flessibilità massima. Un giorno di apertura in più significa assumere persone o far lavorare più ore chi già c’è. Con le giuste tutele, tutti ci guadagnano. E i piccoli negozi, se offrono qualcosa di diverso dal supermercato, anche soltanto maggiore cortesia o disponibilità, si salvano. Se sono semplicemente meno efficienti e forniti, allora, la loro sopravvivenza non può essere una priorità. Chissà se la Tamaro ha mai ragionato su questi punti mentre di domenica Moravia le diceva “Je m’ennuis” e lei rispondeva: “Moi aussi”.

Il Fatto Quotidiano, 23 Novembre 2012