Per Giuliano Ferrara le modalità del sequestro Spinelli e soprattutto il comportamento del ragioniere factotum di Berlusconi, sono semplicemente mirabolanti: “tutto è strepitoso, sublime, fantastico”, come ha dichiarato in un’ intervista a il Fatto Quotidiano, dalla premurosa restituzione del passamontagna ai banditi fino al rosario recitato tutti insieme appassionatamente nella notte. E lui l’ufficiale pagatore di Berlusconi, famoso suo malgrado per le Olgettine, secondo il direttore de Il Foglio (di cui Spinelli è amministratore) “è l’uomo più per bene d’Italia, già santo e ora martire”.

E che dire allora della signora Spinelli che con la solerzia di una casalinga ideale ha cacciato immediatamente nella lavastoviglie bicchieri ed oggetti pieni di tracce?  E l’avrebbe fatto non appena i malviventi hanno levato le tende, mentre il panico per le minacce  a figli e nipoti stringeva la coppia vittima del sequestro in una tale morsa di terrore da indurli a fare denuncia un giorno e mezzo dopo. O meglio a farla fare a Niccolò Ghedini via fax a conclusione di una trentina di ore in cui la regia è passata nelle mani di Silvio Berlusconi e le decisioni sono state concertate ad Arcore: prima fra tutte prendere tempo e denunciare il fatto il più tardi possibile.

La singolarità del sequestro è tale che perfino Gaetano Pecorella, già massimo difensore-legislatore di Berlusconi ha notato come sia la prima volta nella sua lunga carriera che si trova di fronte ad un sequestro in casa, in pieno centro dove i sequestratori vogliono “offrire” qualcosa in cambio di un lauto compenso.

Ma la ricostruzione da fiction di Rete 4 con regia di Niccolò Ghedini e sceneggiatura di Silvio Berlusconi dove, tra molto altro, i sequestratori se ne vanno e lasciano liberi gli ostaggi (che si precipitano a chiamare Berlusconi) dandogli un appuntamento telefonico per il pomeriggio, è destinata a vita brevissima, tanto più, se come sembra cominciano a parlare i sequestratori.

Infatti il capo della banda, Francesco Leone “l’intellettuale del gruppo” secondo Giuliano Ferrara, mentre con il gip si è avvalso della facoltà di non rispondere, con i PM ha cambiato strategia: ha parlato mezz’ora con Ilda Boccassini e si sarebbe dichiarato pronto ad una deposizione ad ampio raggio. Naturalmente l’interrogatorio è stato secretato e la procura per tenerlo al riparo da qualsiasi incursione l’ha fatto riportare in carcere con un’auto civetta.  E anche un secondo italiano componente della banda ha preso accordi con gli inquirenti per parlare.

Se ai troppi elementi che non stanno insieme come il buco delle 31 ore tra fine sequestro e denuncia,  le intercettazioni in cui si parla dei presunti 8 milioni versati da Berlusconi smentite dall’interessato, il video e i documenti che incastrerebbero Fini e De Benedetti prospettati a Spinelli scomparsi nel nulla, si dovessero aggiungere versioni univoche, attendibili  e totalmente divergenti degli arrestati, allora resterebbe molto poco della mirabolante versione di Arcore.

Ma forse è anche lecito domandarsi quale sarebbe stato l’effetto ed il contraccolpo per il nostro Paese se il pasticciaccio brutto del sequestro più strano del mondo si fosse consumato quando ‘la vittima’ del presunto ricatto era ancora a palazzo Chigi. Retrospettivamente possiamo, in senso molto relativo, consolarci del fatto che la condizione di “infamia”, come l’ha definita correttamente Aldo Busi, a cui ci ha sottoposto il quasi ventennio berlusconiano non ha incluso pure questa pièce tragicomica del “sequestro d’affari”.