Ieri alla domanda “a cosa stai pensando?” che mi porge continuamente Facebook, in quei circa dieci minuti che gli dedico quotidianamente, ho risposto: “Io alla primarie voto Vendola”.

La madre dei miei figli, incrociandomi per casa, mi dice: “ma perché hai scritto quella cosa su Facebook? Io ti avrei voluto rispondere: e ‘sticazzi?”

E io: “bisogna pur farla un po’ di campagna elettorale”, detto senza crederci troppo.

Io non conosco il motivo vero per cui ho scritto quella cosa su Facebook. Conosco solo il senso di smarrimento che ne è seguito, leggendo nel corso delle ore i commenti e contando i “mi piace”. Metà delle persone ha commentato più o meno “anch’io”, qualcuno trovando qualche formula verbale fantasiosa, qualcun altro facendo capire che il voto a Vendola lo dà per contrapposizione a Renzi, che rimane pur sempre un cattolico boy scout. Dimenticando che la vera sfida di queste primarie sembra essere, purtroppo, quella tra Bersani e Renzi. Ma è l’altra metà delle persone che mi ha sconvolto, soprattutto quelle più giovani, che l’hanno mandata in vacca scrivendo buffonate o quelle che hanno ritenuto opportuno approfittare dell’occasione per mandarmi una lezione etica che in fondo recita trova in te stesso la retta via, non delegarne la ricerca a qualcun altro attraverso una crocetta. E poi ci sono quelle che si appellano alle poche cose sbagliate che ha fatto Vendola governando per sei anni e mezzo la Puglia, dimenticando le molte cose buone, soprattutto la radicale trasformazione di orizzonte di attesa, da fuga a speranza, che ha provocato soprattutto nelle giovani generazioni.

A me fa paura un’epoca in cui quelli che hanno meno di trent’anni non ci credono più, in cui uno come Vendola è semplicemente bollato come troppo giovane per essere Bersani e troppo vecchio per essere Renzi, in cui basta con la politica. Preferisco illudermi di poter affidare il futuro dei miei figli e dei loro compagni di scuola a un uomo che ha fatto della politica, del governo e dell’opposizione la sua professione, mettendoci la faccia e rischiando la vita, piuttosto che, per fare un esempio, di rischiare di affidarlo ad un imbonitore di folle che per me rimane semplicemente un ex bravo comico o un ex testimonial di yogurth. O se proprio vogliamo nobilitarlo e vogliamo restare nel mio campo, un attore che, avendo vinto un David di Donatello, fa punteggio al Ministero.