La metafora del tabernacolo, evidentemente, piace molto a Pier Luigi Bersani. Non è la prima volta che la utilizza, rivolgendosi a chi, come i sostenitori del Movimento 5 Stelle, fa di Internet il proprio megafono. Anche oggi, parlando ai cittadini di Portogruaro, in Veneto, il segretario del Pd ha invitato gli elettori a stare attenti “non solo al ‘populismo berlusconiano‘ ma anche a quelli nuovi” e ha ribadito che “non si può pensare che uno decida tutto stando nel tabernacolo, perché non va bene”. Bersani ha spiegato che quando parla con i grillini, pur discutendo “di internet e partecipazione”, si raccomanda di “fare attenzione al populismo nuovo che sta arrivando”.

A quattro giorni dalla giornata che deciderà il candidato premier del centrosinistra, il segretario del Pd ha detto di augurarsi che anche il Pdl “faccia le primarie”, pur riconoscendo che “passare, in un paio di mesi, da un sistema quasi imperiale ad una democrazia  è un po’ complicato”. Secondo Bersani “la gente ha voglia di partecipare, di avere una politica che riesce a stare per le strade, in piazza, a contatto con le persone”. Bersani ha poi voluto sottolineare la differenza tra lui e gli altri candidati alle primarie: ”Io rivendico di non ragionare mai per me e cercare di avere chiara quale è la classifica delle priorità: prima l’Italia, poi il progetto del Pd per il Paese e poi le persone e il loro contributo. Sono molto fedele a questo concetto”.

Sulla legge elettorale Bersani riconosce di aver dovuto fare un doloroso passo indietro: “Abbiamo dovuto lasciare a malincuore la nostra proposta che gli altri non vogliono, che era un doppio turno con il collegio che per noi resta la vera soluzione. Anche ieri abbiamo avanzato una proposta ulteriore di mediazione e quindi ragioniamo per arrivare all’obiettivo – ha aggiunto il segretario democratico – Il nostro punto limite è questo: non possiamo avere una legge che dica in premessa che questo paese non è governabile, perché se arriviamo alla sera delle elezioni a concludere che l’Italia non è governabile abbiamo un problema molto serio”. “Mi auguro che sulla nostra proposta di ieri ci possa essere una convergenza: se ci sono un po’ di garanzie su questo lato siamo pronti a chiudere: ci sono due temi, uno che il cittadino deve scegliere il suo parlamentare e questo in qualche modo si risolve, e l’altro che il Paese non può andare allo sbando e tornare a votare dopo sei mesi. Questo la gente lo capisce molto bene”.