Oggi voglio riprendere il discorso di come si arriva a fare una scelta elettorale. Come ho già scritto citando un illustre economista, psicologo e informatico Herbert Alexander Simon, nel momento decisionale sono molto importanti gli aspetti psicologici. Ci sono dei vincoli interni all’individuo che possono condizionare le sue scelte.
Gli esseri umani possiedono una razionalità limitata a causa della loro
stupidity (limitate capacità di calcolo)
ignorance (impossibilità di conoscere tutte le alternative possibili)
– passion (emozioni).  
 
La mente umana inoltre, difficilmente riesce a considerare più di 6 o 7 variabili alla volta è dunque evidente che non siamo esseri completamente razionali e che sia comodo per la nostra psiche che qualcuno scelga per noi, anche se non ce ne rendiamo conto. 
 
Gli elettori per ovviare ad una lunga e difficile elaborazione delle informazioni durante una campagna elettorale, ricorrono a scorciatoie – chiamate “euristiche” o “schemi” – che consentono loro di assumere decisioni approssimativamente razionali utilizzando le informazioni disponibili, le quali sono per definizione scarse a causa dei limiti cognitivi individuali. Secondo Fulvio Venturino dell’Università di Genova: “In primo luogo, i processi cognitivi possono essere distinti sulla base della quantità di informazione che assicurano all’elettore. I dati dei sondaggi hanno ripetutamente mostrato che, nonostante un livello di competenza politica generalmente basso, esiste una minoranza di elettori dotata di conoscenze elevate sul funzionamento della politica. Le differenze nei livelli di competenza possono essere spiegate guardando a tre caratteristiche personali dell’elettore: la capacità di utilizzo dell’informazione politica dipende dal livello culturale; la motivazione per l’apprendimento dei fatti politici è generata dalla virtù civica e dal coinvolgimento personale;”
 
Le nostre scelte sono indirizzate  dalla nostra emotività, persino i ricordi non sono neutri ma ricostruiti in base alle nostre emozioni, per questo scegliamo anche inconsciamente di ricordare degli eventi e rimuoverne altri. Per questo motivo, continua Venturino: “Le teorie più recenti  tengono conto dell’eventualità che le strategie di ricerca dell’informazione praticate dall’elettore siano di natura (prevalentemente) emotiva. La scelta di una strategia strumentale oppure affettiva dipende dal grado di identificazione partitica dell’elettore: se è basso, l’atteggiamento dell’elettore di fronte ai problemi dell’informazione sarà di tipo strumentale; se invece l’identificazione partitica fa parte dello “schema del sé”, l’elettore svilupperà un atteggiamento emotivo in base al quale assumerà informazione in modo selettivo allo scopo di proteggere le sue preesistenti credenze politiche da notizie dissonanti rispetto ad esse.”
 
Il fanatismo politico, l’aderire al bisogno di Messia, il credere che ci sia un uomo forte che possa salvarci, gli slogan furbi, non ci aiutano a fare delle scelte consapevoli e ragionate. Sarebbe molto interessante fare una ricerca sperimentale, se avete curiosità, potete farla anche da soli con l’aiuto di un parente o amico. Fate selezionare ad un vostro amico delle frasi o slogan di politici e ascoltatele senza saperne la provenienza. Molti rimarranno stupiti dal capire che spesso osteggiano o aderiscono a delle idee per “partito preso” o simpatia. Io ho fatto il test ai miei follower su Twitter: ho twittato delle frasi tratte dal Mein Kampf, quelle in cui Hitler osteggiava i vitalizi e la partitocrazia dell’epoca. Erano talmente attuali e veritiere che in molti quando hanno saputo da chi provenivano, hanno avuto i brividi. Il fanatismo è adesione cieca e narcisista ad una teoria, ideologia, spesso è la panacea di chi ha enormi ferite interiori che tenta di tappare identificandosi in qualcosa di più grande. Noi dobbiamo cercare di analizzare i fatti, di smentirli attraverso il  Fact Checking che è la verifica della notizia, altrimenti ognuno può alzarsi un mattino, promettere di nuovo milioni posti di lavoro e fregarci amabilmente. In alcuni siti è possibile contribuire alla ricerca della verità di fatto smentendo notizie false, è utile farci un giro. Fact checking è un’espressione inglese che significa verifica dei fatti. Leggendo un articolo o seguendo un servizio televisivo ognuno di noi può notare un’informazione che gli risulta sicuramente falsa o sospetta.
 
Il fact checking consente di avere una risposta ai nostri dubbi attivando un processo di collaborazione civica in Rete.Il fact checking può essere concepito come un’attività critica cooperativa. Attraverso il social networking è possibile collaborare con altri lettori o telespettatori per verificare la veridicità dei dati e delle notizie che vengono messe in circolazione. 
Lettura consigliata: Donatella Campus, L’elettore pigro. Informazione politica e scelte di voto, Bologna, Il Mulino, 2000, 195 pp.