“Non c’è racconto, ma emozioni e immagini”. E’ lapidario Nanni Garella nel presentare il suo personale studio su La classe morta di Tadeusz Kantor, spettacolo di culto, opera fondamentale nella storia mondiale del teatro datata 1975, che tornerà in scena al Teatro delle Moline dal 22 novembre al 14 dicembre, interpretato dalla compagnia di attori  della onlus Arte e Salute.

Il polacco Kantor (morto nel 1990, n.d.r.) rappresentò La classe morta per la prima volta a Cracovia nel novembre ‘75, nella cantina di un palazzo cinquecentesco dove aveva sede la Galeria Krzysztofory, luogo abituale di incontro di artisti e teatranti, La classe morta è una perfetta macchina teatrale della memoria, una toccante partitura scenica. I protagonisti sono una dozzina di vecchietti ormai trapassati che tentano di tornare sui banchi della loro antica scuola nella quale hanno trascorso i giorni ineffabili dell’infanzia, portandosi sulle spalle manichini di cera, rappresentazioni dei bambini che una volta erano stati.

“La classe morta – spiega il regista Garella – è sconosciuto alle giovani generazioni e a chi non ha potuto vederlo nelle sue tournée italiane, perché, dopo la morte del suo autore non è stato mai più rappresentato. Kantor ha lasciato un segno indelebile nel teatro e nell’arte dell’ultimo scorcio del secolo passato, costruendo una delle più inquietanti rappresentazioni del rapporto imprescindibile dell’uomo con la morte, tema che, a parere di Kantor, la società contemporanea rifugge dall’affrontare, per rincorrere una vita di facili e avide conquiste di benessere materiale”.

Ancor più rilievo assume la scelta del regista di origine molisana, oramai trapiantato a Bologna e colonna portante delle produzioni del Teatro Stabile Arena del Sole – Nuova Scena, nell’utilizzare gli attori di Arte e Salute, associazione che collabora con il dipartimento di salute mentale dell’Ausl di Bologna: “E’ un grande vantaggio, anzi era l’unica possibilità. Solo loro sono in grado di interpretare l’essenza del lavoro di Kantor. Ho pensato di affidargli la testimonianza di questa gigantesca tragedia moderna perché l’infanzia per loro ha un significato particolare. Forse più che per altri, essa è separata dal resto dell’esistenza, visto che hanno incontrato un’interruzione del loro percorso di vita”.

“E’ come un ritorno al teatro sperimentale come si faceva 30 anni fa”, – spiega, – “io non sono in scena come Kantor e soprattutto non siamo partiti da un testo, ma dal video di youtube, unica testimonianza di cosa successo sul palco nel novembre del 1975”.

Per ogni informazione e prenotazione:  051.2910.910, www.arenadelsole.it