In sei mesi hanno venduto più di cinquanta patenti di guida a cittadini italiani e ad extracomunitari per 2500 euro a persona, senza che questi sostenessero l’esame teorico. La procura di Bologna e i carabinieri del comando provinciale hanno smantellato questa associazione a delinquere con l’arresto di quattro persone accusate di corruzione, concorso in falso ideologico e concorso in corruzione.

Le “patenti col trucco” le chiamano gli inquirenti, quelle cioè che alcuni cittadini italiani e extracomunitari sono riusciti ad ottenere passando l’esame teorico della patente di guida in modo facilitato. I carabinieri del Comando provinciale di Bologna hanno dato esecuzione alle ordinanze di custodia cautelare in carcere firmate dal gip Alberto Gamberini nei confronti di due uomini titolari dell’autoscuola Ma.Bo Srl, con sede sociale a Bologna e con quattro sedi operative sul territorio della provincia (Medicina, Castel San Pietro, Imola, Borgo Tossignano); si tratta di Giuseppe Masi, 61 anni, e Moreno Bortolotti, 55 anni, entrambi di Castel San Pietro Terme. Oltre ai due le manette sono scattate anche per una donna di origini moldave, Ecaterina Belosouv, 44 anni, e nei confronti di una donna nata a Roma, Marina Raimo, di 55 anni, quest’ultima funzionaria della Motorizzazione Civile di Bologna, responsabile dell’ufficio patenti e sinistri e, periodicamente, “sovrintendente” agli esami di guida.

Le investigazioni sono iniziate nel febbraio 2012, quando i militari hanno acquisito la notizia che indicava “strani” rapporti tra una funzionaria della Motorizzazione Civile di Bologna ed i titolari dell’autoscuola Ma.Bo Srl. I carabinieri nel corso delle indagini, coordinate dal pm Rossella Poggioli, hanno usato un furgone di copertura con buchi per filmare e osservare, oltre a intercettazioni telefoniche e riprese ambientali, “strumenti indispensabili” hanno spiegato gli inquirenti. Con servizi di controllo, osservazione e pedinamento i carabinieri hanno riscontrato che davanti ad una funzionaria della Motorizzazione civile si sedeva spesso una donna con vestiti diversi e capelli diversi, ma con le stesse fattezze fisiche.

Si tratta della donna di origini moldave, arrestata dai carabinieri, che si presentava con una cartellina e i documenti riferiti ai soggetti che dovevano sostenere l’esame, ogni volta travestita in modo diverso. La funzionaria, il cui incarico era proprio di verificare in occasione degli esami l’identità dei candidati e consegnare loro un badge magnetico che consente di accedere alle postazioni e redigere i test, comunicava – con un preavviso di circa 2 settimane – i suoi turni di esame ai titolari della scuola di guida, e consapevole che la persona non era il vero candidato consegnava il badge col quale sostenere l’esame, che regolarmente la donna di origini moldave finiva con successo e con professionalità in solo un quarto d’ora.

Un accordo dunque che consentiva la sostituzione dei candidati (soprattutto stranieri) che l’autoscuola presentava per i test teorici di guida con un’altra persona, estremamente preparata e quindi in grado di affrontare e superare l’esame teorico.

Il tutto avveniva dietro compenso di 2 mila, a volte 2500 euro. La ragazza moldava guadagnava 100 euro per persona, i soldi restanti li ripartivano le altre tre persone arrestate. In alcune giornate la donna di origini moldave sosteneva anche diverse prove consecutive, ma tra l’una e l’altra andava nel parcheggio della Motorizzazione di Bologna per cambiarsi, oltre che i vestiti anche la parrucca. A volte bionda, altre mora, a volte con occhiali da sole o da vista, con la cuffia o con un cappuccio, in felpa o con gonna e tacchi.

La donna moldava si camuffava per trarre in inganno altri funzionari ignari della situazione, oltre ai candidati, in quanto a volte sosteneva l’esame ripetutamente. Il travestimento era sempre femminile, anche se le patenti erano spesso richieste da uomini, in quanto l’unica ad avere conoscenza della vera identità del richiedente era la funzionaria della motorizzazione.

Sono 52 le posizioni abusive contestate dalla procura, che intanto prosegue le indagini per ulteriori accertamenti. Si tratta per lo più di extracomunitari che non sanno esprimersi in italiano e che non hanno chiesto l’ausilio linguistico (possibile in questi casi). Tutte le cinquantadue persone sono indagate per concorso in falso ideologico, in quanto consapevoli dell’accordo e i documenti, così come le quattro sedi della scuola guida, sono stati sequestrati.