Nella malavita se “lavori” nei Rolex, sei un fortunato, hai il pane assicurato. Non tutti possono scippare il celebre marchio di orologi da 20mila euro in su che da sempre nel capoluogo partenopeo è preda dei delinquenti. Devi possedere il “mestiere”, avere un talento criminale, aver sviluppato delle abilità “tecniche”. Scippatori si nasce a Napoli perché si è figli e nipoti di scippatori. I Quartieri spagnoli, il rione Forcella, il Rione Sanità, il Pallonetto Santa Lucia sono le palestre: hanno una tradizione storica che affonda le radici ai tempi dell’occupazione degli alleanti durante la seconda guerra mondiale. Ci sono madri residenti ai Quartieri che il martedì e il giovedì fanno le vedette affacciate a finestre e balconi per vedere quando attraccano le navi crociere al porto. Quando ne avvistano la sagoma, si piombano dal figlio per tiralo giù dal letto: “Uè muoviti. E’ arrivata a’ nav, e faticà. Mò scendono ‘e turist, va a fa’ e riloggi”.

Un degrado assurdo. Lo so. Da napoletano me ne rammarico e lo condanno. Premetto e chiarisco subito: non è mia intenzione sdoganare un’attività criminale che nella maggior parte dei casi è sotto il controllo dei clan della camorra e provoca violenza e lutti. E’ ancora forte l’emozione e la rabbia per la morte di Oscar Antonio Mendoza, il 66enne di origini portoricane, ex parlamentare del suo Paese d’origine, che a maggio 2011 si trovava con la moglie su via Marina per fare un giro a piedi nella città quando, pochi minuti dopo essere sbarcato dalla nave da crociera, venne aggredito da  due malviventi che cercarono di scippargli il Rolex che portava al polso. L’americano cercò di resistere ma i banditi intenzionati fino in fondo ad appropriarsi dell’orologio non esitarono a trascinarlo a terra per alcuni metri. Fuggirono senza il bottino. Mendoza nella colluttazione urtò con la testa sul marciapiede e non si è più risvegliato dal coma. I bastardi sono stati assicurati alla giustizia e scontano la pena in carcere, speranza è che non escano più.

Consentitemi però un sorriso beffardo per quello che è accaduto la scorsa domenica notte. Un tedesco, che non è un tedesco qualunque, bensì il responsabile della scorta del Presidente della Germania Joachim Gauck è stato depredato del suo Rolex sul Lungomare, a due passi dall’Hotel Excelsior dove soggiornano oltre al presidente tedesco anche quello polacco con i rispettivi staff e delegazioni per l’incontro in corso a Villa Rosebery con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

l capo degli 007 – domenica notte –  era sul Lungomare e tornava in albergo quando una baby-gang armata di una pistola giocattolo, lo ha bloccato e con un’azione fulminea gli ha sfilato l’orologio dal polso per poi scappare lasciando di stucco il capo della sicurezza del presidente della Germania. Particolare da non trascurare: la rapina è avvenuta su di una via Partenope blindata per la presenza dei capi di Stato. Il poliziotto ha svelato divertito la sua “disavventura” confidando ai suoi interlocutori tra una risata e l’altra che conoscendo la fama di Napoli in fatto di abilità degli scippatori, preventivamente prima di sbarcare in città, ha indossato al polso una perfetta copia di Rolex di scarso valore insomma una vera patacca. Lo 007 si è mostrato contento e sghignazzante all’idea di aver “bidonato” con un “contropacco” i delinquenti partenopei.

Certo resta un malcelato imbarazzo:  il capo della sicurezza – che nei suoi compiti – dovrebbe tutelare l’incolumità di un capo di Stato si è fatto rubare l’orologio. C’è da rincuorarsi: poteva andare peggio. Se si fosse trattato, invece, di un attacco di un gruppo di terroristi restava ben poco da ridere. “Fortunatamente” si è trattato “solo” di baby-scippatori napoletani in apprendistato del “mestiere”. Nessuna celebrazione della nostra criminalità, nessun occhiolino, nessun tentennamento però Napoli davvero è un paradiso abitato da diavoli. C’è poco da fare: adesso lo sanno anche i tedeschi, i signori dello spread.