L’euroscettico Regno Unito si conferma tale con l’ultimo sondaggio commissionato dall’Observer, la versione domenicale del Guardian. Ma è la prima volta che il risentimento e la diffidenza verso Bruxelles arrivano a un picco così elevato. Così ieri si è venuto a sapere che più della metà dei britannici voterebbe contro l’appartenenza del regno della regina Elisabetta II all’Unione europea, se solo si tenesse un referendum. Il 56% delle migliaia di persone intervistate dalla società di ricerca Opinium si è espresso contro il legame con l’Ue, una percentuale che sale al 68% fra appartenenti e simpatizzanti del partito conservatore, che sfiora il 45% fra chi vota per il partito laburista e che è sorprendentemente elevata, al 39%, anche per chi crede nel partito liberaldemocratico, da anni il più europeista di tutto.

Così, mentre il vertice comunitario – che partirà giovedì e che dovrebbe decidere sul futuro del bilancio economico europeo – si prospetta un campo di battaglia per il primo ministro David Cameron, tutta la politica britannica si interroga su un euroscetticismo sempre più accentuato, con l’Ukip – partito che ha sempre chiesto l’uscita dall’Ue – che arriva, nelle intenzioni di voto, a superare, con il 10%, persino il partito liberaldemocratico, in coalizione di governo con quello conservatore.

Ma il sondaggio commissionato dall’Observer dice anche qualcosa di più. I giovani fra 18 e 35 anni, in particolare, sembrano essere ancora europeisti, affermando, al 44%, che l’Europa è la giusta casa per il Regno Unito. Al contrario, molto più critici nei confronti di Bruxelles risultano essere gli over 55. Il 59% dell’elettorato più anziano ritiene l’Ue un elemento “negativo per l’assetto britannico”. Percentuale che sale ancora di più fra chi è conservatore e allo stesso tempo ha più di 55 anni. Non stupisce quindi che siano quasi tutti anziani quei 53 parlamentari del partito del primo ministro Cameron che si stanno ribellando contro l’appartenenza al recinto comunitario. In una lettera al premier di qualche settimana fa, questi 53 deputati hanno chiesto al governo in carica di rivedere le proprie intenzioni una volta a Bruxelles. Nel dibattito per il budget europeo che partirà giovedì, Cameron ha infatti la volontà di chiedere un congelamento, per evitare al Regno Unito un aumento della sua “quota partecipativa” al bilancio. I deputati euroscettici, invece, affiancati insolitamente anche da quelli laburisti e dell’Ukip, chiedono a Cameron di battersi per una riduzione del bilancio comunitario, sempre per dare respiro alle finanze britanniche.

Cameron, quindi, si trova davanti a un bivio. Secondo analisti e commentatori, il primo ministro non avrebbe alcuna intenzione di arrivare a un referendum sull’appartenenza all’Unione durante il suo mandato. E, soprattutto, non vorrebbe essere il primo ministro dell’uscita del Regno Unito dalla comunità. Ma un elettorato sempre più contrario ai legami del Trattato e un’opposizione che strizza l’occhio alla parte più “isolazionista” del ventaglio politico sono per lui un grande problema. Mark Reckless, il parlamentare che guida il gruppo dei 53, sempre intervistato dall’Observer, è stato chiaro: “La diatriba sul budget comunitario non ha nulla a che fare con soldi e finanziamenti, ma nasconde la vera natura delle cose. E cioè che sempre meno britannici vogliono stare in Europa”. E ancora: “Se Cameron a Bruxelles non riuscirà a porre il suo veto all’aumento del budget, lo farà il parlamento di Westminster al suo posto. La prossima volta non ci limiteremo a lettere aperte al primo ministro e a voti di avvertimento. E non saremo solo in 53”.