Nuovi guai per il ‘Roma‘, uno dei giornali più antichi d’Italia controllato dal deputato di Futuro e Libertà Italo Bocchino. La Guardia di finanza ha sequestrato 2,5 milioni di contributi pubblici destinati al quotidiano, nonché le quote societarie di cinque imprese e un immobile per il valore complessivo di altri 2,5 milioni. I fondi non erano ancora stati erogati.

Le cooperative editrici che controllavano il ‘Roma’, oggi diretto da Antonio Sasso, avevano tentato di aggirare la normativa sull’editoria, che vieta ad uno stesso soggetto che controlla più giornali, di richiedere fondi pubblici per più di una testata. Sulla vicenda è intervenuta anche l’Agcom che, dopo aver ricevuto la segnalazione della Gdf nel 2011, ha emesso una sanzione amministrativa di oltre centomila euro. Il decreto di sequestro, firmato dal gip del Tribunale di Roma, è stato eseguito dai finanzieri a Roma e a Napoli. Gli investigatori hanno anche denunciato quattro persone – responsabili, a vario titolo, di omessa comunicazione di posizione di controllo, falso ideologico e truffa aggravata – e tre imprese, per le relative responsabilità amministrative.

Il ‘Roma’, fondato a Napoli nel 1862, negli ultimi anni è stato al centro di diverse vicende giudiziarie. Dall’ingresso del parlamentare Italo Bocchino nella compagine editoriale, il quotidiano ha cessato di essere l’organo del movimento politico culturale ‘Mediterraneo’, d’ispirazione meridionalista, per sposare posizioni più vicine al centrodestra e, in particolare, al Pdl. Nel 2001 Bocchino ricevette dalla ‘Finbroker‘, società finanziaria con sede a San Marino, 2 miliardi e 400 milioni di lire per aggiustare i conti in rosso del quotidiano. Quel denaro proveniva dai 14 miliardi di lire in contanti percepiti dal conte Gianni Vitali per la sua mediazione nell’affare Telekom Serbia e che proprio la ‘Finbroker’ gli avrebbe “sottratto con una truffa” dopo averne ottenuto l’affidamento fiduciario.

Il 28 settembre l’amministratore unico della cooperativa ‘Edizioni del Roma’, Salvatore Santoro, aveva presentato al tribunale della Capitale domanda di ammissione al concordato preventivo: il bilancio del 2011 del giornale si era chiuso con una perdita di oltre 6 milioni di euro e il concordato sembrava l’unica via per evitare il fallimento. L’assemblea dei soci aveva approvato nella speranza di ricevere poi i finanziamenti pubblici, previsti per dicembre e cancellati oggi dal sequestro della Guardia di Finanza. I membri della redazione da mesi sono costretti a fare i salti mortali: lo stipendio di ottobre è stato pagato in tre tranche e quasi tutti, pur di garantire la sopravvivenza del giornale, hanno accettato per il momento di non incassare le retribuzioni di giugno, luglio, agosto e settembre. Che potrebbero non arrivare mai.