L’emendamento al decreto sviluppo destinato a ridurre gli stipendi di deputati e senatori non ha passato il vaglio dell’ammissibilità. “Al fine di reperire, attraverso la riduzione del costo della rappresentanza politica nazionale, maggiori risorse da destinare al sostegno delle politiche per la crescita e l’occupazione giovanile – recita l’emendamento – il trattamento economico omnicomprensivo annualmente corrisposto ai membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica non può superare la media ponderata rispetto al Pil degli analoghi trattamenti economici percepiti annualmente dai membri dei Parlamenti nazionali dei sei principali Stati dell’Area Euro”. Ma la proposta avanzata dalla senatrice Pd Leana Pignedoli non è riuscita a passare ed è stata cassata dalla Commissione industria del Senato che sta valutando l’ammissibilità o meno dei circa 1.800 emendamenti presentati.