Circola aria nuova nel palazzo che fu dei Normanni, dove ha sede uno dei più antichi parlamenti del mondo (1130): quello siciliano. Nota alle cronache più per gli sprechi e gli abusi perpetrati sempre “a rigore di legge” nelle materie di propria competenza (vedi le tante sanatorie edilizie) che per gli esempi edificanti di buon governo, i deputati della nuova Ars – Assemblea Regionale Siciliana, in vista del prossimo insediamento, stupiscono tutti partecipando ad un corso di formazione politica organizzato dalla LUP, la Libera Università della Politica, fondata da uno dei protagonisti della primavera palermitana, Ennio Pintacuda, scomparso anni fa.

L’epopea della politica dell’immagine, del marketing, delle facce da 6×3, della “costruzione del consenso”, da Craxi fino a Berlusconi, maldestramente scimmiottati  dagli avversari, ci aveva fatto dimenticare che una volta i politici andavano a scuola, si preparavano, cercavano di avere delle competenze e c’erano per questo le scuole di partito. Chi non ricorda invece le imbarazzanti risposte a domande di cultura generale poste ai deputati nazionali dalle impertinenti Iene all’uscita da Montecitorio?

Per tutta la settimana una serie di qualificati relatori, tutti a titolo gratuito, tratteranno argomenti di propria competenza: ieri lo storico Pasquale Hamel, già vice segretario generale dell’Ars, ha parlato dello statuto autonomistico, oggi ben tre funzionari della Banca d’Italia dei numeri dell’economia regionale mentre un prestigioso professore di economia, Salvatore Modica, parlerà venerdì dei veri fattori di sviluppo economico di un territorio e così via.

A parte i contenuti, ha sorpreso ieri il clima informale con cui i nuovi deputati seguivano la relazione senza posti riservati, mescolati con molta naturalezza agli studenti della scuola di formazione e a funzionari dell’Ars mentre un neo-deputato mandava la diretta streaming a favore di chi fosse impossibilitato a partecipare di persona. C’erano persino due extracomunitari, una tunisina ed un giordano palestinese, che sono pure intervenuti nel dibattito.

C’è stato un tempo felice a Palermo che ci ha lasciato tanti monumenti che ancor oggi ammiriamo, in cui si parlavano sette lingue e bizantini, latini, arabi ed ebrei convivevano e prosperavano pacificamente. Una prospettiva visionaria che si potrebbe ripetere oggi attraverso l’impegno costruttivo e personalmente disinteressato di cittadini dell’accademia e della cultura, delle professioni, dell’impresa e, ovviamente, della nobile Politica.