Non abbiamo sconfitto una volta per sempre il fascismo. A maggior ragione in una fase come questa, in cui elementi di disgregazione e atomizzazione sociale sembrano prevalere, e in cui ogni sbocco è possibile. Paolo Ferrero, non a caso, ha affermato più volte che l’Italia sta vivendo una sorta di “Weimar al rallentatore“. Se perciò è vero che viviamo in un tempo permeabile alle tentazioni autoritarie e all’indebolimento progressivo della democrazia,  appare però altrettanto improbabile un ritorno al fascismo “storico”, ai suoi riti e alle sue parole d’ordine. Scrivo tutto questo per dire che il raduno dei fascisti nostalgici, avvenuto un mese fa, e come ogni anno a Predappio, in provincia di Forlì, per commemorare il novantesimo anniversario della “Marcia su Roma”, non porta certo con sé un’opzione politica in grado di scardinare concretamente i presupposti su cui si fonda la nostra democrazia incompiuta. E’ il fascismo che guarda al passato e che punta a proporre un ritorno impossibile ad un passato in fez e camicia nera.

Ciò nonostante, c’è un problema grande come una casa: com’è possibile che un piccolo Comune romagnolo diventi periodicamente una sorta di zona franca dalla Costituzione, in cui l’apologia, la difesa e il tentativo di ricostituire il partito fascista tornano ad essere, anche se per qualche ora, una cosa normale? Come è possibile che chi deve garantire l’ordine pubblico e far rispettare la legge autorizzi manifestazioni fondate sulla xenofobia, sulla guerra, sul culto della violenza, sul disprezzo per la democrazia?

E’ innegabile che, al di là di alcuni aspetti pateticamente folkloristici, è comunque un’occasione per contribuire a mettere in circolo principi e pulsioni antitetiche alla Costituzione. Impossibile non cogliere, dietro la rievocazione e il culto del fascismo “storico”, il tentativo di parlare al presente. Il fatto che Predappio sia la città natale di Mussolini, e lì ci sia la sua tomba, non può giustificare in alcun modo tali “concessioni”. Peraltro, in altri paesi, la soluzione adottata è stata ben diversa per il dittatore di turno: non esiste una tomba cui portare omaggio o le ceneri sono state disperse.  Da noi invece sono consentite processioni, parate e manifestazioni senza alcun problema. Penso che l’antifascismo vada praticato con rigore, senza alcun cedimento e ambiguità, senza zone franche. Proprio perché non è vero che la democrazia nata dalla Resistenza ha vinto in automatico per sempre. Come scrivevo, il fascismo “storico” non è l’avversario della democrazia oggi più insidioso. Ma tollerarlo significa aprire un varco al revisionismo, al tentativo di annullare la storia, alla legittimazione di  autoritarismi più insidiosi.

Surfare sul “turismo mussoliniano” magari ingrassa qualche negoziante di Predappio, ma ha un prezzo politico e culturale. Significa dare una mano  a Forza Nuova e Casapound che, anche in Emilia-Romagna, hanno aperto in questi ultimi anni e in questi ultimi mesi numerose sedi e che si richiamano apertamente al “mito” del fascismo. Significa dare una mano al centro-destra italiano, che certamente non ha tra i propri presupposti fondativi l’antifascismo. Per questo Predappio va liberata dall’ombra di Mussolini e va affermato un principio semplice e inderogabile: la Costituzione vale, ovunque, 365 giorni all’anno.