La crisi colpisce anche l’industria del divertimento. Saranno 63 i dipendenti di Gardaland, il mega parco giochi di Castelnuovo alle porte del lago di Garda, che saliranno sulla “giostra” della mobilità. La multinazionale Merlin, proprietaria della struttura capace di fatturare 100 milioni di euro all’anno, ha confermato la decisione, già nell’aria, di tagliare 63 dipendenti su 237 attualmente in organico.

Organico che con gli stagionali (il parco lavora soprattutto nei tre mesi estivi) diventa di 1200 persone. Pochi giorni fa si è riunita la Commissione lavoro per cercare di risolvere la situazione. All’incontro hanno partecipato – oltre all’assessore al Lavoro Fausto Sacchetto e al capogruppo del Pd in Provincia Diego Zardin, che ha convocato il tavolo – anche il direttore risorse umane di Gardaland, Giorgio Padoan, e l’amministratore delegato Aldo Maria Vigevani. Quest’ultimo ha cercato di spiegare le ragioni dell’azienda affermando che negli ultimi tre anni il parco ha subito un calo drastico di visitatori. Parliamo di un 20% in meno: se nel 2009, secondo i numeri forniti dalla multinazionale qualche anno fa, i visitatori erano stati 3,2 milioni, è facile calcolare che quest’anno sono stati 2,5 milioni. E per il futuro non si vedono spiragli di luce.

I dati Ipsos dicono che nell’anno in corso le spese degli italiani per viaggi e tempo libero sono diminuite del 43%. A fare diminuire i flussi di visitatori dal centro sud, poi, ci ha pensato la concorrenza. Da poco, infatti, è nato a Roma il parco tematico Rainbowland, che ha tolto clientela alla fabbrica del divertimento veronese. Eppure, dicono i vertici di Gardaland, la società continua ad essere in attivo anche se la marginalità dei profitti si è ridotta: “Dato che abbiamo la necessità di fare investimenti tutti gli anni – ha dichiarato al Corriere del Veneto l’amministratore delegato Vigevani – l’unico modo per rendere solida l’azienda in vista degli obiettivi futuri, oggi, è la ristrutturazione”.

La struttura di Gardaland – per stessa ammissione dell’amministratore delegato – era stata dimensionata sui volumi di visitatori molto elevati raggiunti negli anni precedenti e oggi questa si rivela inadeguata e sovradimensionata. Insomma, in tempi di vacche grasse l’azienda ha deciso di investire e di ampliarsi e poi, quando queste vacche sono dimagrite, a pagarne le conseguenze sono i dipendenti. I 63 che saranno licenziati, se non verranno trovate altre soluzioni, si dividono in 5 quadri, 33 impiegati e 25 operai.