parigi-omofollia-manifestazioneAbituata all’atmosfera un po’ sessantottina e festosa della maggior parte delle manifestazioni parigine cui mi capita di assistere, o a volte di partecipare, quando ieri pomeriggio mi sono trovata con mio figlio in passeggino tra i manifestanti in rue du Bac, nel pieno centro di Parigi, mi sono guardata intorno con una certa eccitazione…ma i manifestanti avevano un look molto diverso dal solito: famiglie di madri, padri, nonni, bambini, tutti ben vestiti e dell’aria severa, scandivano slogan contro l’‘omofollia’, un neologismo che sta a indicare la follia del nuovo governo francese che ha messo in cantiere l’approvazione del matrimonio gay. “Siamo tutti figli di eterosessuali, prima seconda terza generazione!”.

Fa sorridere sentire questo slogan nella bocca dei militanti delle organizzazioni cattoliche di estrema destra (come l’Istitiuto Civitas e altri gruppi integralisti all’origine della manifestazione) che è una riformulazione di un famoso slogan del maggio 1968 in difesa di Daniel Cohn Bendit, che era stato attaccato per le sue origini ebree e tedesche: “Siamo tutti ebrei tedeschi, prima, seconda terza generazione!” urlavano i sessantottini per le strade. E da allora è diventato lo slogan della solidarietà e della tolleranza per eccellenza.

Lo si sente nelle manifestazioni per difendere gli immigrati: “Nous sommes tous des immigrés !”, o per difendere qualsiasi altra comunità a rischio di discriminazione. E qui, sentirlo strillare da padri in cappotto scuro e sguardo corrucciato, da membri del Front National venuti ‘a titolo personale’, in difesa della famiglia tradizionale e contro gli omosessuali, faceva davvero l’effetto dell’ossimoro! Più allucinante ancora, lo striscione tenuto da ragazzini tra gli otto e i quindici anni, che recitava: “Secondo le Sacre Scritture, che le presenta come delle gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che gli atti omosessuali sono atti ‘intrinsecamente disordinati’”.

Non ho resistito a estrarre il mio iPhone e fotografare la scritta, sorridendo ai manifestanti, i quali mi hanno restituito il sorriso felicissimi di farsi fotografare con il loro manifesto (photogallery) ! L’altro slogan che ha invaso le strade di molte città francesi ieri (più di centomila manifestanti in tutta la Francia) è: “Sì alla famiglia, no alla ‘omofollia’”. L’omofollia è davvero una parola antipatica, perché vuole far eco all’omofilia, che è un modo neutro per descrivere la preferenza per il simile, e invece rimanda a un’associazione tra omosessualità e patologia (follia). Insomma, nella patria di Michel Foucault, fa un certo effetto…

Certo, ognuno ha il diritto di esprimere il proprio dissenso e meno male che la democrazia garantisce questo diritto, ma è davvero possibile pensare all’omosessualità come una ‘grave depravazione’ e andarlo a urlare per le strade, nella Francia socialista del 2012? Sono rimasta stupefatta, e anche lievemente intimidita da quell’orda compatta di famiglie francesi, io, straniera, che camminavo con mio figlio piccolo per andare a fare merenda con il suo ‘fratellastro’ a casa del mio ex-partner insomma, ho avuto la sensazione che se fossi rimasta qualche minuto di più, mi avrebbero trascinata nella Chiesa più vicina per rovesciarmi in testa un po’ di acqua santa e liberarmi da tutti i miei peccati!