L’Agcom ha presentato la nuova versione dello strumento messo a disposizione degli utenti per valutare la connessione a internet: il MisuraInternet Speed Test torna rinnovato nell’aspetto e nel suo funzionamento ma le polemiche sembrano invece essere le stesse del 2008, quando vide la luce la prima versione. Si fa presto a parlare di vendita delle frequenze per il 4G, di studi per lo sviluppo delle connessioni del futuro, ma la verità è che l’Italia ha un serio problema di “digital divide” proprio sull’adsl. Il servizio, presentato per la prima volta nel 2008 permette di avere, in appena 4 minuti, un’analisi delle prestazioni della rete casalinga, così come alcuni dettagli sul tipo di sistema utilizzato. Rispetto ai numerosi sistemi presenti in rete per la misurazione della velocità di connessione, il servizio messo a disposizione dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, si basa espressamente sull’operatore con cui è stato sottoscritto il contratto. In caso in cui venga registrato un valore che non rispecchia quello sottoscritto al momento dell’abbonamento, l’utente è indirizzato verso il test completo attraverso il software Ne.Me.Sys. e verrà rilasciato un certificato con cui si potranno chiedere eventuali rimborsi o il ripristino della velocità promessa.

“Ove il cliente non riscontri il ripristino dei livelli di qualità del servizio entro trenta giorni dalla presentazione del reclamo – spiega Sergio Del Grosso, dirigente Ufficio Qualità, Servizio Universale e rapporti con le associazioni dell’Agcom -, l’utente ha facoltà di recedere senza penali dal contratto per la parte relativa al servizio di accesso a internet da postazione fissa, con un preavviso di un mese, mediante comunicazione inviata all’operatore con lettera raccomandata o messaggio di posta elettronica certificata”. La notizia di questo nuovo servizio è stata accolta positivamente dai principali operatori italiani che, anzi, hanno partecipato attivamente allo sviluppo del programma di misurazione: “La gestione delle rispettive infrastrutture varia da operatore a operatore, come la relativa qualità del servizio fornito- continua il dottor Del Grosso -, ma nessuno degli operatori avrebbe avuto un positivo ritorno di immagine se si fosse sottratto alla realizzazione di un progetto come quello dell’Autorità che, best practice in Europa, mette in condizione l’utente di verificare in maniera trasparente la qualità del servizio sottoscritto”.

Gli utenti in possesso di un certificato “negativo” nella maggioranza dei casi sono riusciti ad ottenere dei risultati: “Dalle statistiche in nostro possesso, in particolare quelle relative alla gestione dei reclami inoltrati agli operatori e che saranno presto pubblicate, possiamo osservare come molti operatori nella maggior parte dei casi sono riusciti a migliorare il servizio al cliente e nei rimanenti casi sono stati “costretti”, per non perderlo, ad applicargli una consistente riduzione di prezzo”. Resta invece da capire quanti reclami sono stati inoltrati: secondo un’analisi risalente alla fine dell’anno scorso su 6500 certificati rilasciati dal programma, solamente 300 si sono tramutati in veri e propri reclami. Un numero esiguo se rapportato con i dati raccolti da SosTariffe in cui la maggior parte degli italiani lamenterebbe prestazioni per la connessione via cavo che arrivano a sfiorare il 50% in meno rispetto alla velocità promessa. A spaventare gli utenti forse, ancora una volta, è la burocrazia dietro al reclamo, più che alla possibilità di inoltrarlo. Con questa nuova versione del software, l’Agcom spera di offrire agli italiani uno strumento utile ad ottenere il servizio così come è stato sottoscritto e pagato.