Tecnici come si è visto poi neanche tanto. Ma anche decisamente debolucci sul piano della cultura generale. Del tutto approssimativi si confermano infatti i paragoni storici evocati dai nostri tecnici al governo. Dopo l’improbabile riferimento a Galilei operato da Clini per criticare la sentenza emessa contro i componenti della Commissione grandi rischi a proposito del terremoto dell’Aquila, la ministra Cancellieri ha aspramente rimbrottato Beppe Grillo, definendolo un “torvo Masaniello” per aver invitato i poliziotti ad abbracciare gli studenti e non a massacrarli.  

Masaniello, per chi non lo sapesse, fu un capopolo napoletano noto per aver promosso una sacrosanta rivolta contro gli Spagnoli, che opprimevano fiscalmente i poveri con le loro esose gabelle. E fin qui, qualche parallelo con l’attuale situazione ci potrebbe pure stare, vista la politica perseguita dal governo di cui la signora Cancellieri fa parte, che potrebbe essere definito un’accolita di Robin Hood alla rovescia

Non pare tuttavia che Grillo abbia incitato nessuno alla rivolta. Il popolare comico che si avvia ad essere, con ogni probabilità, l’esponente di spicco di uno degli schieramenti politici più votati dagli Italiani, si era infatti limitato a rivolgersi ai poliziotti, chiedendo loro di prendere coscienza del ruolo che stanno svolgendo. Evitando di colpire, con la violenza incredibile ed inutile che si è vista mercoledì scorso a Roma, gli studenti che sono, al pari degli stessi poliziotti e di molti altri, le vittime della situazione di dissesto che vive il nostro Paese.

Fuori di metafore e paragoni, una riflessione da parte delle forze dell’ordine sulla necessaria osservanza del dettato costituzionale in tutti i suoi aspetti, si rivela quanto mai necessaria e urgente. Il richiamo operato da Grillo alla necessaria unità e solidarietà fra gli Italiani, che vestano o meno una divisa, e al rispetto reciproco della comune dignità di cittadini è in questo senso opportuno, se vogliamo evitare una preoccupante deriva antidemocratica verso la violenza e la sopraffazione che non hanno mai portato da nessuna parte, come ci insegnano millenni di storia umana. 

Prima di rimproverare Beppe Grillo, la ministra aveva affermato che prenderà provvedimenti contro il poliziotto autore dell’aggressione a freddo e alle spalle contro uno studente che stava pacificamente defluendo dalla piazza. Certamente, anche i poliziotti sono tenuti al rispetto della legge, forse anche più degli altri cittadini dati i poteri che possono esercitare sia sul piano del diritto che su quello del fatto, e vanno quindi puniti qualora trasgrediscano, come in questo caso, le norme, di natura sia generale che disciplinare.

Questo di per sé però non garantisce che si abbiano a ripetere gli episodi che oramai da tempo funestano il nostro Paese, vedendo i tutori dell’ordine protagonisti di vicende indegne e vergognose, da Genova in poi, passando per la soppressione fisica di giovani inermi come Federico Aldrovandi e troppi altri.

Si richiede invece una nuova cultura delle forze dell’ordine, non basata sull’odio e la prevaricazione nei confronti di chi protesta legittimamente o dei giovani tout-court. Si richiede che sia garantito il diritto a manifestare pacificamente anche davanti ai palazzi dove risiedono le massime autorità istituzionali. E si richiedono norme di carattere generale che garantiscano libertà ed incolumità dei cittadini, come la penalizzazione della tortura e dei trattamenti degradanti, la possibilità di identificare gli agenti in servizio di ordine pubblico, la rinuncia a strumenti repressivi pericolosi sia per i manifestanti che per gli agenti, come certi gas lacrimogeni. Che faranno la ministra Cancellieri e il suo governo su questi temi?

Sono poi necessarie, ma qui andiamo su di un terreno più generale, politiche diverse, volte alla redistribuzione del reddito, all’equità degli sforzi, alla promozione di una democrazia reale, alla parità dei diritti. Sarebbe ora che questa classe politica e/o “tecnica” prendesse atto del fatto che non può imporre con la forza al Paese le sue ricette fallimentari che vanno nella direzione opposta a quanto ora enunciato. Chi scende in piazza per difendere il suo futuro, il suo posto di lavoro, la sua salute e il suo ambiente è nel pieno dei suoi diritti e va tutelato. Anche perché costituisce l’unica speranza di un’alternativa al mondo di sudditi passivi e atomizzati che la finanza vuole imporre.

Un tema, questo, che ha assunto oramai rilevanza europea e mondiale, come dimostrato dalla giornata del 14 novembre, il cui significato va ben al di là delle tristi violenze poliziesche che si sono verificate a Roma e altrove. L’insegnamento finale da trarre da tali vicende è che governi che si affidano essenzialmente alla repressione sono destinati a durare poco. Il bastone costa solo apparentemente meno della carota, in realtà costa molto di più. Non solo alle casse dello Stato ma alla democrazia che dobbiamo salvaguardare ed estendere. Un insegnamento, questo, che dovrebbe essere alla portata anche dei ministri del governo Monti, nonostante le loro ripetute défaillances in materia di storia patria e non.

Tornando alla polizia, bisogna operare affinché sia realizzato il sogno di Luigi De Magistris, che vorrebbe vedere poliziotti, lavoratori e, aggiungo io, studenti, uniti nella lotta per i diritti e la difesa della Costituzione. E operare affinché vengano tolti di mezzo tutti i mandanti politici della violenza. Occorre inoltre che si dimetta immediatamente, come richiesto dagli studenti, il questore di Roma Della Rocca, data la disastrosa gestione del disordine pubblico mercoledì.