Assolti in appello dal Tribunale penale internazionale dell’Aja dall’accusa di avere commesso crimini nel corso del conflitto nei Balcani. Si tratta degli ex generali croati Ante Gotovina e Mladen Markac, condannati in primo grado rispettivamente a 24 e 18 anni di prigione.

A Zagabria la notizia dell’assoluzione è stata accolta da un’esplosione di giubilo da parte di migliaia di persone che hanno seguito in diretta l’annuncio della sentenza su un maxischermo installato nel centro della capitale. Accanto ai ritratti di Gotovina e Markac la folla ha issato uno striscione con la scritta “I nostri generali sono eroi e non criminali” al grido di “Onore alla Croazia”. Tra la folla vi sono numerosi veterani ed ex combattenti, che considerano i due generali autentici ‘eroi’ della guerra di indipendenza della Croazia contro i serbi del 1991-1995. Già nella serata di ieri migliaia di persone avevano partecipato a messe e veglie di preghiera a favore dei due ex generali e oggi sono in corso festeggiamenti in numerose altre città del paese. 

Gotovina e Markac erano stati condannati nell’aprile 2011 per i crimini commessi nel corso dell'”Operazione Tempesta” dell’agosto del 1995, durante la quale più di 200mila profughi che vivevano nella regione croata di Krajina furono espulsi. Ora, dopo oltre sette anni di reclusione, sono stati scarcerati. Già nella giornata di oggi il ministro della Difesa croato Ante Kotromanovic si recherà all’Aja per riportare in patria i due ex generali E il primo ministro Zoran Milanovic ha voluto precisare che, anche se “i due generali sono innocenti, non significa che la guerra non sia stata difficile e sanguinosa. A tutti quelli contro i quali la Croazia ha eventualmente commesso dei crimini – ha aggiunto -, posso dire che il nostro Paese continuerà a processare i responsabili”.

La reazione di Belgrado non s’è fatta attendere. Secondo il vice premier serbo Rasim Ljajic “il tribunale dell’Aja oggi ha perso ogni credibilità” e nonostante sia stata costituito “allo scopo di aiutare a cercare la verità, di contribuire alla riconciliazione sul territorio della ex Jugoslavia e di fare in modo che le famiglie delle vittime ottengano soddisfazione morale”, in questo caso “nulla di tutto ciò è stato raggiunto”. Poi ha osservato che “nessuno metta in dubbio il fatto che nell’”Operazione ‘Tempesta” siano stati commessi crimini” anche se “finora nessuno sia stato chiamato a risponderne”. Ma nonostante questo, ha concluso Ljajic “dobbiamo restare sereni e con mente lucida per non danneggiare il cammino europeo della Serbia”.