Finanziamenti ad una cooperativa riconducibile al presunto boss della ‘ndrangheta di Cosenza, Michele Di Puppo, in cambio del sostegno alle elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale di Cosenza svoltesi nel 2009. E’ questa l’accusa contestata dalla Dda di Catanzaro a Umberto Bernaudo, 62 anni, e Pietro Paolo Ruffolo, 63 anni, nella loro qualità, rispettivamente, di ex sindaco ed ex assessore del Comune di Rende. I due, il primo è attualmente consigliere provinciale Pd mentre il secondo si era autosospeso, sono stati arrestati. Per loro il giudice per le indagini preliminari ha disposto i domiciliari per i reati di corruzione e corruzione elettorale.

A entrambi viene contestato di avere finanziato con risorse pubbliche la cooperativa ‘Rende 2000’ che secondo l’accusa era riconducibile a Di Puppo, indicato come soggetto di primo piano della cosca Lanzino-Presta-Di Puppo. Quale corrispettivo, secondo l’accusa sostenuta dai pm Pierpaolo Bruni e Carlo Villani, i due politici avrebbero ricevuto l’impegno della cosca a procacciare voti in loro favore in occasione delle elezioni provinciali. I fatti si riferiscono alle provinciali 2009. 

Un terzo provvedimento è stato notificato in carcere a Di Puppo. Bernaudo e Ruffolo erano già indagati, in qualità di ex sindaco ed ex assessore del Comune di Rende, per concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e voto di scambio. I provvedimenti, emessi dal Gip distrettuale di Catanzaro, nascono da una ulteriore filone d’indagine sviluppato dalla Dia di Catanzaro e dai carabinieri di Cosenza. Il gip di Catanzaro, Livio Sabatini, ha escluso l’aggravante delle modalità mafiose che era stata chiesta dalla Dda nella proposta di misura cautelare. La Procura sta valutando di ricorrere su questa decisione del giudice. 

Secondo l’accusa sono cinque le delibere consiliari, approvate dal Consiglio comunale di Rende tra il 2007 e il 2009, in vista delle elezioni provinciali, che avrebbero favorito il presunto boss e la cosca dei Lanzino. Per il pm della Dda di Catanzaro, Pierpaolo Bruni, l’ente comunale avrebbe costituito la cooperativa, riconducibile a Di Puppo, affidandole alcuni servizi di utilità sociale, fino alla capitalizzazione per un importo di 8 milioni di euro con la concessione di un immobile, oltre a beni mobili per un valore di 369mila euro. Le accuse formulate dal pm Bruni riguardano anche la gestione dei posti di lavoro all’interno della società che, secondo l’accusa, sarebbe diventata “lo strumento per ottenere consensi elettorali mediante il fattivo ruolo di esponenti di primo piano della locale criminalità organizzata”. Così, tra gli assunti nella società, sarebbero stati riscontrati parenti e affini della cosca Lanzino.

La “Rende 2000”, società cooperativa a responsabilità limitata, era stata costituita nel 1999 e nel 2002 si era aggiudicata un appalto per la raccolta dei rifiuti e la manutenzione degli immobili comunali per un periodo di tre anni, con un valore medio annuale di oltre 940mila euro. Tra il 2000 e il 2008 il numero di dipendenti, si fa rilevare nell’ordinanza del gip distrettuale, era cresciuto a dismisura, passando da 63 a 171 unità, con il volume di affari che invece era stato ondivago, considerati 1,4 milioni nel 2002, 2,3 nel 2007 e 1,8 nel 2008. Il 27 settembre 2008, evidenzia il pm Bruni, tutti i dipendenti della società cooperativa sono stati licenziati, per essere assunti due giorni dopo nella nuova “Rende Servizi srl” con socio unico a totale partecipazione comunale. La Procura ipotizza un vero e proprio “accordo elettorale politico mafioso” partito dal Comune di Rende per interessare anche le elezioni provinciali a Cosenza nel 2009. 

Ruffolo, nelle elezioni provinciali del 2009, era stato eletto consigliere, ma si era dimesso dopo la nomina ad assessore alla pubblica istruzione. Successivamente si era autosospeso dall’incarico di assessore dopo aver ricevuto un avviso di garanzia per il reato di usura aggravata dalle modalità mafiose. Nell’ottobre del 2011 era stato rinviato a giudizio. Per l’accusa sarebbe stato coinvolto in qualità di ex consulente piccole imprese dell’agenzia Unicredit di Belvedere Marittimo (Cosenza). Nelle settimane scorse i deputati e i senatori del Pdl della Calabria avevano chiesto al ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, che si insediasse la commissione d’accesso antimafia nel comune di Rende. La richiesta era stata avanzata, dopo che la Dda di Catanzaro aveva indagato Bernaudo e Ruffolo, per accertare “presunte commistioni nel rapporto tra appalti pubblici e criminalità organizzata e di verificare se vi siano in atto infiltrazioni e contiguità”.