La cura Monti-Draghi sta iniziando a dare risultati. I risultati del terzo trimestre dei due big del settore bancario italiano, Intesa Sanpaolo e Unicredit, hanno mostrato un deciso miglioramento rispetto ai tre mesi precedenti ma, nonostante gli enormi aiuti ricevuti per accedere a finanziamenti a bassissimo costo, i campanelli di allarme non mancano. Entrambi gli istituti di credito, che nei giorni scorsi sono stati al centro di indiscrezioni giornalistiche su una loro possibile fusione, hanno dovuto effettuare sostanziosi accantonamenti: un chiaro segnale del perdurare della crisi delle imprese italiane ma anche una conseguenza dei finanziamenti concessi troppo facilmente (sia Unicredit che Intesa Sanpaolo, per esempio, sono rimaste esposte verso la famiglia Ligresti). Nel periodo luglio-settembre per l’istituto guidato da Enrico Cucchiani il complesso degli accantonamenti e delle rettifiche di valore nette (accantonamenti per rischi e oneri, rettifiche su crediti e rettifiche su altre attività) è stato pari a 1.310 milioni di euro, rispetto ai 1.155 milioni del secondo trimestre 2012 e ai 1.348 milioni del terzo trimestre 2011.

In particolare le rettifiche nette sui crediti sono state pari a 1.198 milioni, rispetto ai 1.082 milioni del secondo trimestre e ai 695 milioni del terzo trimestre 2011. La banca guidata da Federico Ghizzoni ha invece dovuto accantonare addirittura 1,8 miliardi di euro, una cifra in leggero calo rispetto allo stesso periodo del 2011. Nei primi nove mesi dell’anno, però, gli accantonamenti sono cresciuti di ben il 13% a 5,1 miliardi. Oltre che il duo Monti-Draghi, Unicredit e Intesa Sanpaolo devono dire un grazie sentito anche ai propri correntisti. In particolar modo la prima ha beneficiato doppiamente della solidità dei suoi clienti. Da una parte è infatti riuscita a vendere agli sportelli le proprie obbligazioni, dall’altra ha potuto contare su un deciso aumento dei depositi. “Lo stato patrimoniale della banca si contraddistingue per un buon equilibrio tra le scadenze, con una forte componente basata sulla clientela della banca commerciale – si legge nel comunicato di Unicredit – Nonostante il difficile contesto esterno, a conferma della solidità dell’apporto della sua piattaforma commerciale, Unicredit ha registrato un aumento dei depositi della clientela, pari in totale a €420,4 miliardi a fine settembre 2012, in crescita del 7,1% dal lancio del Piano strategico”.

Sul fronte delle obbligazioni, invece, l’istituto di Piazza Cordusio è riuscito a completare il suo piano di finanziamento per tutto il 2012 già al 30 settembre scorso: “tramite la rete retail”, ovvero allo sportello, è riuscito a raccogliere ben 11 miliardi di euro. Anche Intesa Sanpaolo ha potuto contare sulla parsimoniosità dei suoi clienti: nei nove mesi la raccolta è stata pari a 376 milioni (+4,6% rispetto a fine dicembre), a fronte di crediti concessi per 375 milioni (-0,5%). A Piazza Affari gli investitori hanno apprezzato le trimestrali di Unicredit e Intesa Sanpaolo: la prima ha chiuso la seduta con un rialzo del 4,39% e la seconda del 5,19%. L’attenzione degli operatori si è focalizzata soprattutto sugli utili netti che hanno battuto le attese. Unicredit ha chiuso il trimestre con un risultato netto in miglioramento a 335 milioni di euro (di cui 39,5 milioni da riacquisto di Abs) rispetto ai 169 milioni dei tre mesi precedenti e al rosso di 474 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso. Intesa Sanpaolo ha riportato un utile netto in calo a 414 milioni di euro dai 470 milioni del secondo.