Parto dal dato di fatto che ho varcato da pochissimo la soglia dei tre decenni, per dire che ultimamente mi trovo spesso a confrontarmi con persone più piccole di me, anche aventi la metà dei miei anni. Questo avviene grazie al pubblico dei live, ma anche grazie ad altre iniziative nelle quali sono stato coinvolto, come quelle che cercano di portare l’Hip Hop nelle scuole o nelle comunità, per trasmettere il valore costruttivo che questa cultura ha, valore spesso sminuito o addirittura ridicolizzato da parte dei media. Un altro spunto di riflessione sulla nuova generazione che si sta formando è arrivato dalla visione del nuovo video di Lorella Zanardo, ispirato dal suo nuovo interessante libro “Senza chiedere il permesso”, nel quale l’autrice narra del suo itinerario attraverso varie scuole per trattare l’argomento dell’utilizzo erroneo che i media fanno del corpo delle donne, soffocando in una dannosa stereotipizzazione la varietà che rende l’universo femminile così interessante ed ipnotico agli occhi dell’anima e dell’arte.

I punti su cui vorrei soffermarmi sono due: le frasi che io definisco “tormentoni” all’interno di un discorso, che però cambiano il loro peso in base all’età che ha chi le pronuncia.

La prima è: “Ma ormai cosa si può fare?”. Sentire questa frase pronunciata da un sedicenne, mi annienta, spegne ogni energia vitale. Ma come, tu? Che hai ancora un mondo da esplorare e cambiare? Tu che dovresti azzannare l’universo, perdi la speranza così? Lo scoraggiamento, la rassegnazione e il non agire sono le armi usate da una generazione precedente per soffocare gli impulsi rivoluzionari di chi ha più energie e più tempo da dedicare alle istanze di cambiamento della società.

Ma passiamo alla seconda frase, quella che più mi preoccupa, perché sintomo di un totale controllo mediatico da parte di qualcuno che vuole continuare ad accumulare ricchezze, rendendo i poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi, e cioè: “Ma che senso ha parlare di questo, basta, si sa… PARLARNE Ѐ BANALE”. Questa formula riguarda gli scandali delle pensioni dei politici, le auto blu, l’immunità di alcuni individui che andrebbero rispediti indietro nel tempo a spaccare pietre per costruire le attuali prigioni e altri milioni di esempi che non sto qui a citare. Questa è la formula della banalità, banalità usata come arma che impedisce ai più giovani di trattare l’argomento, perché non li rende abbastanza “fighi” ai loro stessi occhi. Questa banalità è così temuta, così contagiosa, perciò da evitare a tutti i costi. Da qui, le cose vengono sotterrate, dimenticate e a questi fattori così negativi viene permesso di scorrere nel sottosuolo come un flusso di magma incandescente che, muovendosi attraverso le fognature, riesce a raggiungere indisturbato tutti i punti necessari da distruggere, per accumulare detriti utili all’ingigantimento della propria massa.

Mi viene in mente una frase dal film “I soliti sospetti”, pronunciata dal personaggio di Kaiser Söze, che afferma: ”La beffa più grande che il Diavolo abbia mai fatto, è convincere il mondo che lui non esiste”. Allo stesso modo, il male che pervade la quotidianità, la sfera politica e televisiva, riesce a non attirare l’attenzione su di sé e sulla sua pochezza culturale poggiandosi proprio su frasi di questo tipo: “Ma si sa che Barbara D’Urso usa la gente per riempire inutili trasmissioni televisive di drammi e tragedie, che ne parliamo a fare? Si sa… ”. Così Barbara continua a trasmettere e guadagnare grazie alle sue espressioni di finta tristezza e finta commozione.

Ecco, secondo me è proprio quel “Si sa” la loro arma migliore, ed è proprio scavalcando quel “Si sa” che noi, discutendo, parlando e dando spunti di riflessione a persone più giovani, possiamo superare certi limiti e dare una bella scossa a tutto il male che, partendo dai piani alti, finisce per precipitare nelle strade, rendendo sempre più invivibili i luoghi destinati ai nostri fratelli minori, ai vostri figli, quindi al nostro futuro.

Vi lascio con una citazione che conferma la mia teoria appena espressa:
“Una lingua tagliente è l’unico strumento acuminato che migliora con l’uso costante”.
(Washington Irving)