Comperare i debiti di chi non riesce a pagare il mutuo, le rette universitarie o la fattura del medico e annullarli. Dopo mesi di silenzio, Occupy Wall Street torna sulla scena: “Acquistiamo i debiti di chi non ce la fa più, ma invece di riscuoterli li cancelliamo – si legge su www.rollingjubilee.org, il sito che in questi giorni sta lanciando il progetto – aiutiamo i debitori a liberarsi attraverso una campagna di mutuo supporto, buona volontà e disobbedienza collettiva”. Il tutto con un sito web – racconta motherjones.com –  un evento telethon a New York per raccogliere i fondi e la potenza della rete come detonatore per lanciare il sogno: aiutare chi, schiacciato dalla crisi, non ce la fa a onorare i debiti contratti con le banche. Il movimento che nel 2011 tenne sotto scacco la Borsa, e che da due mesi ha festeggiato un anno di vita, torna ad alzare la voce contro lo strapotere della finanza sulla vita degli uomini. Ma raggiungere l’obiettivo non sarà facile.

In un’America che teme il minaccioso approssimarsi del fiscal cliff, OWS si riprende la scena con il suo concetto-simbolo del 99%, la gente comune contro l’1% costituito da chi ha in mano le redini della politica e della finanza. “Il debito è il cappio che imprigiona il 99% – si legge su www.strikedebt.org, organizzazione che lotta per l’annullamento del debito nato da una costola di Occupy – dai neolaureati che si svenano per pagare gli interessi del mutuo che hanno fatto per finanziarsi gli studi, a chi non riesce a pagare le rate della casa”. L’iniziativa parte da un presupposto: “La gente non dovrebbe indebitarsi per garantire un’istruzione ai propri figli, per pagarsi le cure mediche o per mangiare in questi tempi di crisi. Le grandi banche e le corporation vengono sollevate dai propri debiti e lasciano i contribuenti a pagare il conto. E’ tempo che la gente si liberi da questa schiavitù“. Comperando i suoi stessi debiti e annullandoli.

Come funziona? Oggi, spiega Slate.com, ogni tipo di credito viene “cartolarizzato”: le banche non solo prestano denaro e ne riscuotono gli interessi, ma vendono pacchetti di questi crediti per ridurre il rischio che si assumono prestando soldi che potrebbero non vedersi mai più restituiti. I crediti cartolarizzati che non possono essere più riscossi perché i debitori non riescono a pagare diventano “distressed debt”: quando una banca ne ha troppi, li mette sul mercato per recuperare una parte del denaro e li vende per pochi penny ogni dollaro. Quindi, in teoria su questo mercato secondario si può trovare un prestito con un valore nominale di 100 dollari e comprarlo per soli 15. In genere gli acquirenti sono i debt broker, agenzie che li acquistano per poi riscuoterli per sé. Invece OWS li compera per annullarli. “Con 25 dollari si acquistano debiti per 500 dollari – calcolano i promotori – con 50 per 1.000, e così via”.

Ora Occupy Wall Street sta raccogliendo fondi per finanziare il progetto. “Quattro anni fa le banche furono salvate – raccontano i promotori in un video su YouTube – ora tocca a noi: tu non sei un debito”. Si potrà donare online durante un evento live che andrà in streaming sul sito www.rollingjubilee.org giovedì 15 novembre alle 8 della sera, cui parteciperà una lunga serie di tv e web star statunitensi legate al movimento, tra cui Lee Ranaldo, chitarrista dei Sonic Youth. “Se riusciremo a raccogliere 50 mila dollari – spiegano i promotori – cancelleremo debiti per un milione. Più soldi arriveranno, più debiti cancelleremo”.

Oltreoceano l’iniziativa si sta diffondendo in maniera virale su quotidiani e blog. Progetto realizzabile o solo un modo per ridare energia al movimento? E, soprattutto, funzionerà? Qualcuno in passato aveva tentato qualcosa di simile. Nel 2011, scrive The New Statesman , “l’American Homeowner Preservation aveva tentato di comperare dalle banche le case di chi non riusciva a pagarne più le rate per poi affittarle a prezzi stracciati agli stessi proprietari, finché non fossero riusciti a ottenere un nuovo mutuo e ricominciare a pagare”. “L’idea era molto elegante – spiega sul proprio blog Felix Salmon, giornalista economico di Reuters – ma non ha funzionato perché le banche odiano l’idea che un debitore cronico possa restare nella casa che non riesce a pagare, così per vendere un mutuo all’American Homeowner Preservation pretendevano una dichiarazione scritta in cui l’organizzazione si impegnava a cacciare l’inquilino insolvente”. “Le banche non avrebbero motivi per interessarsi a ciò che accade dopo che hanno venduto un mutuo – scrive ancora Salmon – ma lo fanno perché temono che organizzazioni filantropiche come l’AHP creino una sorta di moral hazard, riducendo le sanzioni per chi smette di pagare le rate”.