A 16 anni dall’ultimo disco tornano i Soundgarden con quello che per certi versi può esser considerato l’anello di congiunzione tra “Superunknown” del 1994 e “Down on the upside” del 1996. A distanza di tanti anni, onestamente, chi poteva aspettarsi che King Animal si rivelasse un gran disco? Dopo lo split amichevole dei Soundgarden nel 1997, infatti, il frontman Chris Cornell ha portato avanti una carriera solista piuttosto eterogenea e a fasi alterne, che ha messo in mostra sia le sue grandi potenzialità di cantautore, sia il suo volere essere rocker a tutti i costi con una propensione a mettersi in gioco al 100%, arrivando persino ad alienarsi una parte dei suoi fan (clamoroso l’album “Scream”). La sensazione era che Cornell, avendo preso fin troppa dimestichezza a giocare in proprio, potesse aver esaurito la sua vena compositiva coi Soundgarden nel 1997, nonostante già i primi show di reunion nel 2010 avessero confermato la sua intatta capacità di interpretare più che degnamente il vecchio repertorio della band. Di Kim Thayil negli anni si erano praticamente perse le tracce; si mormorava stesse selezionando b-sides e inediti per un futuro box set dedicato ai Soundgarden. Certo, ha suonato con Jello Biafra nei The No WTO Combo e ha partecipato a qualche disco di colleghi, ma sostanzialmente come chitarrista risultava inattivo. Ben Shepherd, dopo aver collaborato a fine anni Novanta con Mark Lanegan e aver completato il secondo disco degli Hater (garage band messa su nel 1993 con l’amico e bandmate Matt Cameron) era praticamente sparito dalla circolazione. Si era persino diffusa la voce che fosse diventato un homeless (voce negata da lui stesso in un’intervista, anche se i dubbi rimangono). Matt Cameron è quello che tra i vecchi compagni ha mantenuto un profilo più alto, essendo entrato a far parte dei Pearl Jam subito dopo lo split dei Soundgarden. Il suo apporto è stato fondamentale nel ridefinire il live sound dei Pearl Jam, band in cui però le sue eccezionali abilità di batterista spesso sono finite in secondo piano a favore di rock songs più ‘classiche’ della band, non imparentate nemmeno lontanamente con la sua band madre. Il suo contributo in fase compositiva coi Pearl Jam rimane comunque tutt’altro che memorabile (è d’obbligo ricordare The Fixer, il singolo apripista dell’ultimo disco in studio dei Pearl Jam, che con i suoi sapori pop ha fatto sollevare più di un sopracciglio a parecchi fan della band). Qui di seguito la recensione e il parere di un esperto, Luca Villa fondatore del principale sito italiano dedicato a un’altra grande band grunge, i Pearl Jam.

La band, riformata nel 2010, negli ultimi due anni ha avuto modo di tornare a rodarsi dal vivo tra America, Australia ed Europa, confermando l’eccellente stato di forma di tutti i componenti. Anzi, spesso sono apparsi persino migliori di come ce li si ricordava nel biennio 1995/1996. Più maturi, ancora più confidenti con i loro strumenti e Cornell con la propria voce. Ma per quanto riguardava una possibile nuova fase creativa, quante possibilità c’erano che il primo disco in studio da 16 anni potesse risultare interessante, vivo, credibile?
Eyelid’s Mouth
, il penultimo pezzo del disco, ma il primo composto dopo la reunion nell’autunno del 2010, è quello che ha fatto pensare a Cornell & Co che ci poteva essere un futuro per la band. Una volta provata in studio, con l’aiuto di Mike McCready dei Pearl Jam alla chitarra e del fidato producer Adam Kasper, è diventata ufficialmente la prima canzone composta dai Soundgarden dal 1996. Nelle prime battute ricorda la vecchia Little Joe dal primo storico EP della band, Screaming Life, pubblicato 25 anni fa. L’atmosfera dark che permea il pezzo è imparentata anche con la cavalcata che chiudeva Superunknown, la memorabile Like Suicide (non raggiungendone ovviamente i picchi, ma rappresenta senz’altro un ottimo inizio).
È però Been Away Too Long il pezzo che apre l’album, nonché il singolo scelto per presentare King Animal. Più che altro una dichiarazione d’intenti (“Sono stato via troppo tempo”), è un discreto pugno nello stomaco che forse non ci si aspettava dai Soundgarden nel 2012: la ritmica serrata, la voce di Cornell ancora in grado di lanciare pugni al cielo, il testo pregno di metafore care al songbook del riccioluto cantante. Con Non-State Actor si assiste alla prima piccola sorpresa del disco, non tanto per la musica (una possente e micidiale hard rock song come solo i Soundgarden sanno fare), quanto per il testo, scritto da Cornell insieme a Thayil, che si scaglia contro i politici colpevoli di non rappresentare più il popolo che li elegge. Il clima no global che si respirava a Seattle sul finire degli anni Novanta e l’orribile presente politico hanno senz’altro contribuito alla nascita di questa canzone. È a partire dalla successiva By Crooked Steps che questo King Animal inizia realmente a colpire nel segno. Cambi di tempo di Cameron, specie sul finale, la voce di Cornell che raggiunge vette che forse non ci si aspettava più da lui, riff granitici di Kim Thayil che scandiscono il groove dell’intero pezzo.

Con A Thousand Days Before va persino meglio. La chitarra orientaleggiante del barbuto chitarrista tesse trame degne dei migliori Soundgarden, la voce di Cornell è ispiratissima e il pezzo a momenti ricorda persino Switch Opens. Le metafore usate da Cornell risulteranno particolarmente gradite ai vecchi fan dei Soundgarden. Bones Of Birds è i Soundgarden ai loro massimi livelli. In un’atmosfera che più dark non si può, un Cornell reso più maturo dagli anni e dalla paternità, riflette sulla perdita dell’innocenza da parte dei bambini avviati verso l’età adulta. Il pezzo è un mid-tempo in stile Fell On Black Days impreziosito dai fraseggi in punta di dita di Thayil che disegnano scenari da fine del mondo – quelli, per intenderci, già sentiti in canzoni come Blow Up The Outside World. Da applausi! Taree risale alle sessions di Down On The Upside. La musica, a opera di Shepherd, ricorda infatti le atmosfere della bellissima Zero Chance, anch’essa firmata dal bassista. Black Saturday è uno dei momenti più alti di questo King Animal. Una traccia che parte come uno dei pezzi solisti di Cornell (Seasons oppure le versioni acustiche di alcuni pezzi scritti a suo tempo per gli Audioslave) e che si evolve fino a ricordare brani come Dusty o Burden In My Hand.

 Questo King Animal si pone come una naturale e credibile evoluzione del loro ultimo disco e dimostra quanto la band di Cornell sia ancora in grado non solo di essere creativa come ai vecchi tempi, ma persino di rappresentare un punto di riferimento per chi voglia comporre un vero disco hard rock oggi. Un disco compatto, con 13 pezzi per 53 minuti di durata complessiva, calibrato in modo perfetto, correggendo certa verbosità del passato. E soprattutto “Vero” come quelli che si pubblicavano negli anni Novanta e che non ha niente a che spartire con la maggior parte di quelli che vedono la luce in questi anni, dove un disco è un semplice tassello che fa parte del più ampio mosaico remunerativo delle apparizioni live di ogni band ‘giovane’. King Animal è senza dubbio un bel salto nel passato ben ancorato al presente. E rappresenta tutto ciò che si può chiedere a un disco hard rock nel 2012. Brindiamo, dunque, i Soundgarden sono tornati.