Chiarisco subito un punto fondamentale: a me il dibattito in tv è piaciuto. È stata l’ennesima dimostrazione che le primarie servono, e fanno bene a chi le fa. Per una sera gli occhi di tutti erano puntati sul centrosinistra, che ha fatto una ottima figura. Nessun insulto, niente grida, rispetto reciproco e i candidati che tentano, pur nei limiti impietosi imposti dal format, di comunicare le loro intenzioni programmatiche su una serie di temi. Contenuti insomma: il cuore della politica.

Naturale quindi che Libero e il Giornale scrivano oggi che si è trattato di una pagliacciata, che ha perso il Paese. Non è vero. Se qualcuno ha perso ieri, si tratta dei partiti ancora privi di democrazia interna, come il Pdl e il Movimento 5 Stelle.

Immaginate una roba così per il Pdl, con Alfano (o Berlusconi, non si sa mai), Mussolini e Santanchè. Il giorno dopo l’Onu ci manda i caschi blu. Si può essere critici finché si vuole ma ieri, per la prima volta da tempo immemore, la politica italiana si è esibita in modo civile in televisione. Tutti hanno saputo che c’è vita al di là della spazzatura dei talk show, che dei problemi e delle prospettive del Paese si può parlare e si può capire.

Si potrebbe obiettare che, in tanti casi, le risposte dei candidati sono state elusive. Vero, ma anche una risposta elusiva dà un segnale preciso agli elettori: il candidato non ha una idea forte su quel tema. Significa che non vuole occuparsene, perché lo ritiene sbagliato o perché non gli interessa.

E qui veniamo alla nota dolente, i diritti civili. I fantastici 5 hanno mostrato di avere ancora poche idee, e confuse. Sui matrimoni omosessuali solo Puppato e Vendola sono stati all’altezza della situazione. Delle adozioni omogenitoriali nessuno ha avuto il coraggio di parlare. Vendola ha dichiarato in modo estemporaneo e telegrafico che lui sì, sarebbe favorevole, ma solo perché tirato per la giacca dal conduttore. Tabacci col suo refrain sul diritto dei bambini ad avere un padre e una madre ha dato una risposta precisa, ancorché non adeguata. L’ex presidente democristiano della Lombardia ha ricordato di essere “un cattolico che sa stare al suo posto”. A quanto pare il suo posto è ancora l’Udc, nelle cui fila Tabacci è stato già deputato per 8 anni (durante i quali ha sostenuto fedelmente il governo Berlusconi).

L’eguaglianza dei diritti civili è uno dei principi fondanti di un partito, specie se di centrosinistra, non una questione marginale su cui dividersi o negoziare col Vaticano secondo le convenienze del momento (vedi alleanza con l’Udc). È anche in base alla posizione sui diritti civili – oltre che sugli orientamenti di politica economica e sociale – che si definiscono le identità della destra e della sinistra, e le loro differenze.

Per fortuna la giornata di ieri ha portato un’altra buona notizia, oltre al successo del dibattito per le primarie: Giuseppe Civati ha annunciato la sua candidatura alla segreteria nazionale del Pd. Civati è convinto sostenitore della parità dei diritti, senza distinzioni dovute all’orientamento sessuale. Come diceva Obama qualche giorno fa, il meglio deve ancora venire.