Ci risiamo. Con frasi fatte o inesatte, ieri, durante la puntata del programma Otto e mezzo di Lilli Gruber, Bruno Vespa ha dimostrato una volta di più come spesso chi si scaglia contro la decrescita non abbia la minima idea di cosa sia. Fermarsi al termine con un “de” davanti, rimanendone schifati o scandalizzati, è molto più semplice. Non importa se dietro ci sono idee costruttive e proposte concrete e innovative che accomunano migliaia di persone.

Ma la cosa che lascia più perplessi, nel clima di terrore che politici e trombettieri di palazzo stanno vivendo, è il tentativo di associare tutto ciò che infastidisce le orecchie più fini al disturbatore per eccellenza nel contesto socio-politico italiano: il Movimento 5 Stelle (M5S). Con un errore classico per chi non si è mai preso la briga di vedere cosa fanno o dicono due realtà ben distinte, Vespa considera il Movimento per la Decrescita Felice (MDF) e il M5S come la stessa cosa, arrivando addirittura ad affermare che il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, invece che un membro del circolo MDF di Parma è il leader del movimento stesso.

Parole buttate lì a caso, quelle di Vespa, talmente superficiali e inesatte (come quelle di molti altri, ultimamente, soprattutto in occasione di trasmissioni televisive), da spingere il consiglio direttivo del MDF ad esprimere con chiarezza la posizione di quella che è un’associazione di promozione sociale con finalità culturali educative e politiche nel senso più ampio del termine, che si impegna a diffondere i principi della “decrescita felice” attraverso la teoria e la pratica, con l’aggregazione di persone di diversa estrazione sociale. MDF, in sostanza, propone un cambio di paradigma culturale che si traduce in azioni concrete soprattutto attraverso i suoi “circoli territoriali”, piccole comunità di cittadini.

Secondo MDF, le idee dei partiti italiani, legate a paradigmi del passato e quasi sempre impegnati in battaglie di retroguardia, non riescono a dare risposta ad una società che sta cambiando più velocemente di quanto l’attuale classe dirigente possa comprendere.

Consapevole del fatto che siamo a cavallo di un’epoca, la fine dell’era industriale come la conoscevamo e l’inizio della transizione energetica, MDF ritiene di dare il suo contributo per cambiare il modo di fare politica, rimanendo fuori dalle gare elettorali, ma contribuendo alla formazione culturale degli amministratori del futuro.

Lo scopo di MDF è quello di produrre nella società un profondo e ampio cambiamento culturale senza trascurare nessuna delle sue parti: il Movimento non si propone di “influenzare” un singolo partito, di “orientare” una specifica coalizione di partiti o di “rinnovare” una parte destra o sinistra della politica italiana. Le emergenze globali che ci stanno cambiando la vita, infatti, sono temi che hanno un orizzonte temporale e un’importanza che va ben oltre le consuete discussioni di interesse praticate da gran parte della politica italiana.

Gli attivisti del Movimento 5 Stelle sono al momento tra quelli che hanno dimostrato più interesse per le analisi e le proposte di MDF, tanto da trasformarle in alcuni casi in vero e proprio programma politico. Tuttavia, essi rappresentano solo una parte degli interlocutori con i quali quotidianamente MDF interagisce, e non c’è nessun rapporto organico tra i due soggetti.

MDF declina nella realtà quotidiana le sue istanze. Le sue proposte sono ricche di contenuti concreti, applicabili in molti ambiti del vivere moderno. Per questo è contento ogni volta che la sua visione sia colta da amministratori e si trasforma in un programma politico, e si augura che un numero sempre maggiore di persone impegnate in ruoli di responsabilità voglia assumere la decrescita felice come proprio orizzonte culturale.